15:15 3 Aprile 2025

Il FREDDO da est nel momento sbagliato: ecco perché l’inverno si è rotto

L'ondata di freddo prevista tra domenica 6 e lunedì 7 aprile potrebbe favorire addirittura gelate tardive. E' comunque il segnale di un indebolimento del vortice polare.

Il freddo da est arriva ormai fuori stagione, quando il vortice polare si rilassa e perde compattezza, quando gli anticicloni salgono di latitudine e favoriscono queste discese fredde che un tempo caratterizzavano il periodo invernale, portando ondate di fredde sull’Italia e molta neve.
Un tempo…
Ora le cose sono cambiate e l’inverno si trascina quasi placido per poi, non essendosi sfogato, produrre una sorta di “invasione di campo” in piena primavera.
Alla base di tutta questa rivoluzione barica c’è ovviamente la risalita verso nord della cella di Hadley, perché il meccanismo che regola il clima della Terra è un sistema a celle, quella nord africana (detta di Hadley) si è spostata di alcuni gradi di latitudine verso nord, costringendo le grandi perturbazioni a viaggiare ben oltre le Alpi e riducendo così le possibilità di precipitazioni sulla nostra Penisola, anche di tipo nevoso.
Inoltre il vortice polare ha subito un notevole rafforzamento, accelerazione e compattamento negli ultimi anni e tutto il freddo rimane perciò ancorato alle zone polari e quando viene scaricato verso il basso sceglie obiettivi facili (come gli Stati Uniti centro-orientali e l’est europeo) senza quasi mai raggiungere il Mediterraneo, cosa che invece avviene, pur saltuariamente, tra fine stagione e il mese di aprile, favorendo appunto parziali invernate tardive, come quella che ci apprestiamo a vivere tra domenica 6 e lunedì 7.

Per la verità anche questi episodi alla fine non colpiscono in pieno la Penisola, ma la sfiorano; nel recente passato (ma la nostra memoria è sempre corta sul tempo) il 2 aprile del 2022 invece una irruzione simile ci colpì in pieno, portando freddo e neve a quote basse, come vediamo qui:

In ogni caso questi scambi di calore tra i meridiani sono molto importanti per limitare l’invasione del caldo prematura, anche se interrompono il normale flusso atlantico che potrebbe consentire il passaggio di altre preziose perturbazioni cariche di pioggia, prima della fase secca estiva. C’è da dire peraltro che l’orografia italiana è complessa e dunque se su molte regioni piove con le correnti da ovest, su altre vanno benissimo quelle da nord per compensare magari mesi di siccità.

E’ bene specificare infine che tutte queste irruzioni sono certamente accompagnate da aria sensibilmente più fredda di quella che sperimentiamo abitualmente in questo periodo alle nostre latitudini, ma certamente meno fredda di quella che ci raggiungeva solo 10-15 anni fa, quando da queste irruzioni ne derivavano spesso nevicate sino in pianura.
L’inverno e la prima parte della primavera dei prossimi anni continueranno su questa falsariga? Dipenderà da molti fattori, ma non c’è nulla al momento che possa far pensare ad una vera inversione di tendenza.

In conclusione, il clima italiano sta vivendo una fase di transizione con inverni miti e irruzioni fredde tardive, un tempo tipiche della stagione invernale. Questo fenomeno è legato all’indebolimento del vortice polare e allo spostamento verso nord della cella di Hadley, che alterano le dinamiche atmosferiche e le traiettorie delle perturbazioni. Sebbene queste incursioni tardive possano limitare l’arrivo precoce del caldo estivo, sono generalmente meno intense rispetto al passato e non garantiscono precipitazioni diffuse a causa della complessa orografia italiana. La tendenza attuale suggerisce che questo pattern di stagioni invernali blande seguite da episodi di freddo primaverile potrebbe persistere nei prossimi anni, senza segnali di un’imminente inversione.