00:00 15 Maggio 2008

Petrolio e nucleare, il grande controsenso

Il petrolio raggiungerà entro due anni i 200 dollari al barile ma le case automobilistiche non immettono sul mercato le economiche versioni a metano. Intanto continuiamo ad acquistare energia dalle centrali nucleari collocate appena oltre i confini

Petrolio e nucleare, il grande controsenso

Si fa un gran parlare delle conseguenze prodotte dall’utilizzo dei combustibili fossili ma non si porta avanti una ricerca seria e motivata che soppianti una volta per tutte l’oro nero. Si spargono allarmismi (ipotetici) sulle emissioni prodotte nell’atmosfera dalle attività antropiche ma non si pone l’accento sulle conseguenze (reali) alla salute dei cittadini.

Ci si lamenta a gran voce per i quotidiani aumenti dei prezzi di benzina e gasolio ma poi si rimane in coda con i motori accesi che girano a vuoto ore e ore tutti i giorni perchè l’auto è più comoda dei mezzi pubblici. Le case automobilistiche pensano alle energie alternative per alimentare le nostre auto tirando fuori dal cappello i costosissimi prototipi cosiddetti “ibridi” quali auto del futuro ma intanto continuano a produrre versioni a benzina e diesel disdegnando l’alimentazione a metano, combustibile pulito, estremamente economico ed applicabile immediatamente.

I contrasti e le contraddizioni stridono ancor più quando si parla di energia nucleare. Un vero e proprio tabù. Si pensa ai tre incidenti avvenuti in passato, tra i quali l’indimenticato disastro di Chernobyl, ma non si contano le migliaia di decessi provocati ogni anno dall’inquinamento dissennato delle nostre città.

Ma l’argomento si fa ancor più paradossale se si pensa che gli Italiani furono ingannati da un referendum del novembre 1987 (poco più di un anno dopo l’incidente di Chernobyl, quindi con l’emotività dell’evento ancora molto alta). I quesiti infatti non vertevano sulla scelta eslpicita di utilizzare o meno il nucleare come molti affermano.

Il primo chiedeva infatti l’abrogazione dei compensi agli enti locali che accettavano di costruire centrali nucleari e a carbone (allora fu un referendum anche contro il carbone?). Il secondo chiedeva l’abrogazione della norma che dava potere al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere dove collocare le centrali nucleari se gli enti locali non lo avessero deciso entro i tempi stabiliti. Il terzo abrogava la norma che consentiva all’Enel (allora l’unico fornitore di energia sul mercato)di partecipare alla gestione di centrali nucleari all’estero.

Paradosso dei paradossi è che ora, oltre 20 anni dopo, ci ritroviamo con una Francia che ha in funzione ben 60 centrali nucleai quasi tutte in prossimità dei confini italiani. In caso di incidente la radioattività verrebbe così facilmente sospinta dai venti prevalenti (occidentali) proprio sul nostro Paese.

Stesso discorso per quanto riguarda la vicina Svizzera. In proposito gli ambientalisti elvetici indissero nel maggio del 2003 un referendum per abolire il nucleare. Naturalmente vinsero i “no” ma nessuno allora ne diede notizia.

Nel frattempo noi Italiani siamo costretti ad acquistare l’energia prodotta dalle centrali nucleari poste appena al di là del confine aggiungendo al danno anche la beffa, quella di pagare la nostra energia a prezzi elevatissimi e in più con una sola alternativa: produrla in proprio bruciando petrolio. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
Autore : Luca Angelini