La leggenda del Niño in Europa
Troppo facile dire Niño per giustificare tutto quello che capita sulla faccia della Terra.


Con l’arrivo di El Niño, si instaura una circolazione ciclonica sul pacifico orientale ed una anticiclonica nel pacifico occidentale, in pratica la cella di Walker subisce uno spostamento. Le conseguenze più condivise dal mondo scientifico a livello precipitativo riguardano America centro-meridionale, gli uragani sul Pacifico meridionale e in Australia settentrionale, nonchè la siccità in Africa centro-occidentale e in Indonesia.
E’ anche assodato che El Niño influenzi parzialmente il tempo del nord America, specie nelle sue annate più "ardenti", con una modifica dell’andamento della corrente a getto.
Un altro aspetto ampiamente condiviso dalla comunità scientifica fondamentale è l’effetto del Niño sull’ecosistema oceanico.
La corrente calda che il Niño trasporta verso oriente annulla la corrente fredda di Humboldt, con il risultato di lasciare a digiuno di sostanze nutritive i pesci. Chi vive di pesca in Perù e Cile sa cosa significhi.
Far credere però che El Niño possa avere grosse influenze sul clima europeo è sbagliato. In Europa è assai più determinante l’azione del vortice polare e l’andamento della NAO; north atlantic oscillation, che plasma il panorama barico distribuendo le zone di bassa ed alta pressione a nord o a sud a seconda della sua positività o negatività.
Affermare che un Niño moderato possa avere effetti sull’estate mediterranea favorendo costanti rimonte anticicloniche e rendendola atrocemente calda è un’affermazione ingenua, scientificamente non ancora del tutto provata.
Collegare i Niños più forti (82-83, 97-98) con il solleone italiano ha qualche valenza in più ma anche qui non si tratta di una regola certa.
Ancora più incerti risultano i riflessi della Niña in sede mediterranea. Ad una forte Niña c’è chi vorrebbe associare una gobba anticiclonica sull’Europa occidentale durante l’inverno, in grado di deviare verso nord e poi verso i Balcani tutte le perturbazioni in arrivo dall’Atlantico, lasciando a secco le Alpi.
Molti dati smentiscono anche questa leggenda, facendo intendere che la cosa non è affatto automatica. Del resto lo studio delle teleconnessioni del fenomeno Enso si basa ancora su una dozzina di episodi, troppo poco per dar vita ad uno scenario teleconnettivo universalmente riconosciuto.
Sarà molto più importante osservare il fenomeno non ancora ben compreso delle SSTA, temperature superficiali oceaniche, in sede atlantica per capire come potrebbe evolvere il clima in sede europea.
Autore : Alessio Grosso
