00:00 4 Giugno 2002

Il massiccio del Pollino

I segreti di una montagna spesso ingiustamente trascurata.

Il massiccio del Pollino

Il massiccio del Pollino é Parco nazionale. Il versante settentrionale fa parte del territorio lucano mentre il versante opposto fa parte della Calabria.

La dorsale per un lungo tratto é confine tra le provincie di Potenza e Cosenza. Il periodo migliore per una visita é quello compreso tra la fine della primavera e l’autunno; comunque non essendo molti i punti cui appoggiarsi, prima di programmare percorsi lunghi é opportuno consultare le condizioni meteorologiche.

Il nome Pollino sembra derivato dal latino Apollineus e si riferisce al potere curativo che posseggono alcune piante. Sul massiccio, ultimo baluardo calcareo nell’Appennino meridionale, data l’altitudine notevole vi sono tracce del glacialismo (sviluppo e ritiro dei ghiacciai) e alcuni depositi morenici.

Il rilievo, costituito da calcari cretacei, nel versante calabro mostra profili aspri e scoscesi; in quello settentrionale profili ondulati e incisi nelle argille. La linea della cresta ha diverse cime prossime ai 2000 m: la vetta del monte Pollino (2248 m) è quasi al centro mentre a sud-est la Serra di Dolcedorme raggiunge la massima altitudine con i suoi 2267 m.

Il Pollino per la sua altitudine e la posizione a cavallo di due mari ha precipitazioni che superano i 1400 mm all’anno e quelle che assumono forma nevosa, per la configurazione del terreno, non lasciano le praterie di alta quota sino alla primavera inoltrata.

Nelle fasce intorno ai 700-800 m di altitudine domina il cedro e più in alto, sino a 1900 m, ampie superfici sono occupate dai faggi alcuni dei quali raggiungono anche 40 m di altezza. Oltre ai faggi si trovano in numero considerevole gli abeti bianchi con la corteccia grigio-argento.
Il pino loricato, isolato o in gruppi, é il simbolo del Pollino e svetta nelle zone più prossime alle cime. Ha la corteccia a placche e la sua sagoma é contorta perché piegata dai venti.

Incalzato dal faggio che lo ha spinto sempre più in alto, stanzia sulle pietraie e nei luoghi più impraticabili. Benché la caccia abbia decimato la fauna, vi si trovano ancora cinghiali, lontre, faine, ghiri, scoiattoli e lupi. Per quanto riguarda i rapaci, l’avvoltoio degli agnelli é estinto mentre rimangono il falco pellegrino, il nibbio e l’acquila reale.
Autore : Alessio Grosso