Il Trentino-Alto Adige si salva ancora con la neve artificiale
Pur perfettamente battute e aiutate localmente dalla spolverata del 24 gennaio, le piste del Trentino stanno soffrendo. Oltretutto le temperature relativamente alte non facilitano il lavoro dei cannoni.
Ormai si aspetta la neve, quella vera! E mercoledì per il Trentino- Alto Adige potrebbe essere una buona occasione per presentare le piste in gran spolvero per la settimana bianca di Carnevale.
Percorrendo la Valle dell’Adige, uscendo dalle nebbie padane, sembra di piombare nella piena stagione autunnale, quando ormai la vegetazione è pronta ad accogliere le forti gelate ma soprattutto la prima neve. L’Adige è lo specchio della siccità, bassissimo in alcuni punti con il letto del fiume che si offre in tutta la sua nudità e si è trasformato in una spiaggetta.
La neve si scorge qua e là sulle cime più alte, resistendo bene solo sulle pareti esposte a nord ad altezze superiori ai 1200 m circa.
L’altipiano di Brentonico, con le stazioni sciistiche della Polsa e di San Valentino, il Monte Altissimo e il Monte Baldo mostrano dall’autostrada un aspetto invernale, il lago di Garda non è invaso dai turisti ed è godibilissimo.
Risalendo verso nord ecco gli Altipiani di Folgaria e Lavarone. L’ottimo lavoro dei cannoni e l’accumulo di una ventina di cm di neve fresca nell’episodio perturbato di giovedì 24 regalano un paesaggio quasi invernale a Passo Coe, Fondo Piccolo e Fondo Grande, dove comunque tentare un fuori pista nei tratti esposti al sole è un autentico rischio per l’incolumità degli sci ma anche delle gambe.
Splendido anche il lavoro svolto per consentire di usufruire del famoso tracciato di fondo della Millegrobbe a Lavarone, il cui lago è ancora gelato ma soffre in maniera evidente il sensibile rialzo della temperatura.
Più a nord si arriva in Val di Fassa, dove i fiocchi sono stati meno generosi ma l’uso dei cannoni e i gatti delle neve sono riusciti a compiere un vero “miracolo”, anche se la neve artificiale inevitabilmente tende a perdere gradualmente le sue caratteristiche di “morbidezza” diventando ogni giorno più dura.
Un plauso comunque va agli organizzatori della marcialonga anche se la sponsorizzazione televisiva di tutto quel marrone intorno al percorso non era certamente confortante.
Le Dolomiti del Brenta si mostrano all’occhio del turista come fossero i primi di settembre e a Madonna di Campiglio si va addirittura a far scorta di neve con i camion da una valletta laterale esposta a nord, dove è ancora possibile sparare neve.
Un inverno così gli albergatori non se lo ricordavano da tempo. Altro che 88-89 e 89-90, qualche anziano ricorda che fu il 29, prima del grande gelo e della neve che seguirono a proporre scenari tanto tristi: “si doveva trasportare la legna con la slitta in mezzo ai boschi ma non c’era un filo di neve”.
Intanto in alcuni comuni montani l’acqua è stata razionata.
Autore : Alessio Grosso