Nord verso lo stato di calamità naturale
Pessime le prospettive per le precipitazioni anche a lungo termine sull'Italia. Si abbasserà il flusso zonale atlantico ma l'alta pressione, distendendosi a latitudini mediterranee, impedirà alle perturbazioni di penetrare con decisione a sud delle Alpi.
Il settentrione sta diventando “Pleasantville” la città del film omonimo dove c’è sempre il sole, non piove mai, non esistono gli ombrelli ed è tutto rigorosamente in bianco e nero. Più nero che bianco in questo caso, oseremmo dire percorrendo le vallate del nord e gettando lo sguardo alle nostre imperiose cime.
La situazione non intende sbloccarsi. Un tentativo lo farà quella piccola depressione ora in prossimità della Manica, ma il tentativo quasi sicuramente non sortirà gli effetti sperati.
La verità è che siamo dominati da un anticiclone tenace, strettamente connesso con il Vortice Polare, altrettanto attivo, che in queste ore estende la sua influenza dalla Groenlandia al Mare di Barents e che pilota veloci corpi nuvolosi lungo una corrente zonale che scorre all’incirca tra il 63° e il 73° parallelo, cioè a latitudini decisamente elevate.
Nei prossimi giorni, o meglio la prossima settimana, il Vortice Polare è previsto in attenuazione. Sulla Groenlandia apparirà una parvenza di anticiclone di 1016 mb. Contemporaneamente si attenuerà in parte anche l’anticiclone sull’Europa centrale, assumendo però un’altra posizione negativa per la Penisola, quella mediterranea, in simbiosi con l’alta delle Azzorre.
Troppo poco dunque per rovesciare la situazione, ma sufficiente per spostare il flusso zonale di qualche grado più a sud, diciamo tra tra il 52° e il 62°. In questo modo le perturbazioni interesseranno maggiormente tutto il Regno Unito, la Francia e gran parte dell’Europa centrale ma lasceranno l’Italia ancora all’asciutto, al massimo in balia di deboli e miti correnti occidentali.
Insomma un vero disastro su tutta la linea. Al momento le prospettive sono queste e ribadiamo quanto detto stamane in apertura di giornale, la pioggia e la neve restano solo una speranza. Qualcuno pensa che gennaio si possa ormai archiviare, si cerca di paragonare questa situazione alle tristi annate 88/89 e 89/90, meglio sarebbe lasciar da parte le statistiche e concentrarsi sul presente, senza scomodare merli o altri volatili annunciatori di primavera, oppure i mandorli in fiore di Agrigento che stonano con la neve caduta al sud e non rendono giustizia ad un inverno di cui tutto si può dire ma non che non ci abbia fatto battere i denti.
Autore : Alessio Grosso