L’anticiclone nord-africano e la crisi delle brezze
Oltre ad una drastica riduzione della cumulogenesi vengono messe a tacere anche le brezze.
Il bello di un’estate "normale", parliamo naturalmente dell’Italia, è quel caldo misurato che viene mitigato dai giochi di brezza. Brezze soprattutto lungo le coste, sui grandi laghi, nelle valli.
Ma tutto questo con l’avvento dell’anticiclone nord-africano va in crisi. Le brezze si spengono e anche le montagne nelle ore pomeridiane sono senza il solito cappellino cumuliforme che solitamente le caratterizza.
Ma perchè il famigerato "gobbo di Algeri" mette in crisi le nostre gradevoli brezze? Per due motivi principali: il primo legato all’aumento massivo della pressione atmosferica in quota: geopotenziali altissimi soffocano sul nascere la convezione, i cumuli non nascono e non si avvia dunque quello scambio termico che muove l’aria nelle ore pomeridiane.
Una tal situazione, soprattutto se protratta per diversi giorni, scalda rapidamente le acque dei nostri bacini, mari e laghi. Viene così meno la differenza di temperatura tra specchi d’acqua e terraferma che sta all’origine delle brezze. L’aria così è ferma in pianura, al mare, al lago e in montagna.
Tutto è stretto nella morsa del sole, unico protagonista della scena, l’afa sale alle stelle e l’eccesso di umidità sotratta a terreni e vegetazione limita anche il raffreddamento notturno. Parte l’effetto domino che porta l’escalation delle temperature fino a valori da record.
Solo l’intervento di una nuova massa d’aria potrà riavviare il sistema bloccato e far ripartire l’estate da dove era rimasta.
Autore : Luca Angelini