Il richiamo delle vette: panorami e tramonti dal Monte Cotento.
Prima parte dell'intensa giornata di estreme sensazioni trascorsa alla ricerca di un tramonto sulle montagne dei Simbruini. Un susseguirsi di gravide emozioni nelle parole profonde di chi ha rincorso quel sogno assordante... Dedicato all'amico Emilio.
Titolo: Il richiamo delle vette – Panorami e tramonti dal Monte Cotento.
Un richiamo. La voce ricorrente di uno spasmo. Lo struggente desiderio del sommitale. L’eco assordante di un istinto primitivo. Il bisogno concreto di rapprendersi all’emozione. L’atto di sfida con se stessi e con la misura delle cose. Tutto questo è ciò che senti dentro, quando una splendida giornata di fine novembre ti chiama alla finestra e ti invita a saggiare la sua prorompente alchimia di colori, odori, forme, sapori e sensazioni, che d’improvviso ti solleticano una sete di rare emozioni. E tu, quasi rabbuiato dalla necessità di vivere, decidi che è il momento di andare; decidi che quello che è appena iniziato sarà il giorno di una nuova vetta.
E dentro di te già sai di non essere solo, perché a pochi chilometri c’è chi vive la stessa, identica, folle, primitiva, dannata, autentica necessità umana. Così, scopri di avere l’amico che sente tutto ciò che tu credi di urlare nel sordo disordine del mondo, e con lui basta una frase, forse una parola, per capire che c’è ancora un giorno da preservare dal volume del vuoto e da regalare al sentimento. E quel giorno lo trascorrerai insieme a lui.
La Tramontana spazza il nostro insanabile stato di necessità dalle cime mute e solitarie dei Simbruini, dove la prima neve d’autunno serba i colori della montagna dal grigiore dei lunghi inverni di cresta.
Sfidiamo il Cotento, il guardiano dell’Aniene e della sua valle selvaggia. Il gelo trafigge i nostri sguardi solitari, mentre la solitudine della montagna accompagna i nostri primi timidi passi infreddoliti. La neve ghiacciata cede sotto l’andare pesante della mitica ascesa, quando l’orizzonte si scopre ricco di merletti rosati.
Il tramonto dipinge scenari di rare vedute, e rimaniamo come incantati a relegare scorci d’aurea fattura nei meandri delle nostre eterne memorie.
Affrontiamo l’ultimo tratto, mentre i freddi acuti del vento affondano come lame nel cuoio le nostre pelli avvizzite. Stentiamo a parlare, l’intorno è un mosaico di vuoti da incastrare nel senso panico che sazia gli invasi del nostro bisogno. Scorgiamo la vetta: la sommitale croce degli eroi pericolante stende il suo vessillo di nudi ghiacci plasmati dal vento. E, di là da quella, l’occhio è finalmente libero di non concedersi a pause, né a regole, né a vane geometrie umane. Tutto è poesia, d’intorno, come l’isola di Ponza, che bacia la linea tra i mari e i cieli che di là si colgono, e trova spazio nella quiete silente di un indimenticabile tramonto della mia vita.
Autore : Emanuele Latini, “arbolle” nel forum