00:00 7 Maggio 2012

I nubifragi di sabato 5 maggio su Piemonte e Lombardia, ecco i motivi di tanta violenza

Tuoni e fulmini, nubifragi e grandinate record come quella di Milano; quali cause hanno scatenato la furia temporalesca a cavallo tra Piemonte e Lombardia nella giornata di sabato 5 maggio?

I nubifragi di sabato 5 maggio su Piemonte e Lombardia, ecco i motivi di tanta violenza

 Ad una prima occhiata poteva sembrare una perturbazione senza grandi pretese se considerata nelle ore del mattino, con le sue nuvole sparse e le poche piogge sulle Alpi già esauritesi prima dell’alba. In realtà il campanello d’allarme era ben codificato nelle mappe forniteci dai modelli e nei radiosondaggi: un’atmosfera condizionatamente instabile (instabile qualora la massa d’aria venga portata a condensazione) stava caricando la sua raffica di colpi grazie anche al coraggioso soleggiamento di maggio.

Proprio il riscaldamento del mattino ha fornito infatti l’energia termica primaria per l’innesco dei moti verticali, quelli che hanno permesso ai primi filamenti di aria umida di salire e condensare. Quando energia termica viene trasformata in energia cinetica (di movimento) il gioco è fatto. Un bizzarro gioco di venti al livello del suolo padano, con un flusso molto mite e umido da est in arrivo dall’Adriatico, mite e più secco in scavallo dall’Appennino Ligure, più fresco e asciutto in discesa dai laghi prealpini in virtù delle precipitazioni notturne, ha fornito poi la linea di scontro con lo sfogo verso l’alto e lo sviluppo delle prime celle convettive nella tarda mattinata (seconda figura).

Una fila di cumuli inizialmente a quote modeste, poi sempre più imponenti, ha iniziato a sfilare sulla Lombardia dal Pavese verso il Milanese e la Brianza. Il guadagno di quota ha dato luogo all’aggancio con le correnti della media e alta troposfera. E qui ecco un altro tassello: l’azione di risucchio prodotta dal sopraggiungere di un treno di vento forte ad alta quota (Corrente a Getto Polare), con il suo ramo risalente da sud-ovest che si è presentato sulla verticale del nord Italia rivolgendogli il suo lato sinistro, quello più cattivo perchè carico di vorticità ciclonica.

Da qui lo sviluppo esplosivo della cosiddetta convezione profonda, ovvero temporalesca, con lo snocciolarsi delle celle che ha ruotato l’asse secondo la direzione del Getto, ovvero da sud-ovest verso nord-est. Si è così messa in moto una macchina temporalesca perfetta, con pescaggio delle nuove celle a gittata sequenziale dalle umide pianure novaresi e vercellesi e sviluppo di quelle via via più mature sul Milanese e infine quelle più vecchie ricadute fin sulla Bergamasca.

La parte più attiva del temporale si è distesa a forma di "V" tra la bassa Vercellese verso il Vigevanese per poi sovrastare con il nucleo più maturo e velenoso la città di Milano (che ha anche contribuito con la sua isola di calore) e sfilare quindi verso Bergamo con le piogge meno intense. Da qui le grandinate intermittenti che hanno investito il capoluogo lombardo tra le 12 e le 16, poi l’epilogo.

Un’altra banda temporalesca piuttosto vigorosa, spinta dalle correnti in quota, si approssimava rapidamente dalle Alpi Cozie verso la cella piemontese-lombarda rinvigorendola. Nel primo pomeriggio ne è nato un unico ammasso temporalesco che ha poi causato il nubifragio grandinigeno su diversi quartieri di Milano intorno alle 17 (ma anche su altre diverse zone, specie nel Novarese). L’immagine in alto (fonte C.M.L.) si riferisce a Milano zona viale Corsica. In tutto l’evento sono stati accumulati da un minimo di 41 millimetri d’acqua ad un massimo di 50.

L’intero corpo nuvoloso, spinto dalle correnti portanti, ha poi portato il suo asse maggiore verso nord dove ha subito una frenata a causa delll’ulteriore forzante imposta dal sollevamento in blocco da parte delle Prealpi. Ecco i fenomeni quasi alluvionali tra il Verbano e il Lario nel tardo pomeriggio. Il tutto si è arenato poi sull’arco alpino centrale scaricando per lunghe ore fenomeni via via meno intensi e smorzando così gradualmente la sua energia solo in tarda serata. Nella notte è rimasta poi solo un’aria umida, fresca e pesante, eredità di un sabato pomeriggio meteorologicamente così movimentato che pochi dimenticheranno.

 

Autore : Luca Angelini