11:55 19 Febbraio 2026

Tra desertificazione mancata e nevicate record: il clima sorprende ancora

Tra freddo record e siccità intermittenti: la variabilità naturale continua a intrecciarsi con il riscaldamento globale.

Premessa

Negli anni ’90 si parlava con insistenza del rischio di desertificazione per il Sud Italia e le Isole, così come della possibile fine dello sci sotto i 1500 metri. Parallelamente, si immaginava un progressivo declino delle nevicate invernali su gran parte dell’Europa. A distanza di trent’anni, lo scenario reale appare più sfaccettato: alcune tendenze si sono confermate, altre si sono rivelate più lente o irregolari, altre ancora mostrano dinamiche opposte a livello regionale o stagionale.

Il clima non procede in linea retta, e la variabilità naturale continua a giocare un ruolo importante, sovrapponendosi ai trend di lungo periodo.

Considerazioni: cosa è realmente cambiato e cosa no

Sud Italia e Isole: meno desertificazione, più alternanza

Le regioni meridionali hanno vissuto periodi effettivamente siccitosi, ma sono stati spesso compensati da annate molto piovose. Il Mediterraneo resta un’area ad alta variabilità:

  • anni con accumuli pluviometrici molto bassi,
  • seguiti da fasi con precipitazioni sopra la media.

Il rischio desertificazione, termine forse esasperato ed eccessivo, non è scomparso, ma si manifesta più come stress idrico intermittente che come avanzata lineare del deserto.

Le stazioni sciistiche sotto i 1500 m: difficoltà sì, ma non la “fine” annunciata

Molti studi degli anni ’90 prevedevano una drastica riduzione dell’innevamento alle quote medio-basse. La realtà è più complessa:

  • gli inverni miti sono aumentati,
  • ma non sono mancati episodi nevosi abbondanti, anche ripetuti,
  • e le Alpi continuano a registrare stagioni con accumuli importanti, talvolta eccezionali.

L’Appennino, più esposto alla mitezza mediterranea, soffre di più, ma anche qui non mancano annate con nevicate significative.

Il trend di fondo è verso una stagionalità più irregolare, non verso una scomparsa immediata della neve.

Pianura in area mediterranea: qui sì, la neve è diminuita

Questo è uno dei segnali più chiari:

  • meno irruzioni fredde,
  • meno giornate con temperature idonee,
  • più episodi piovosi anziché nevosi.

La neve in pianura resta possibile, ma è diventata meno frequente e decisamente più episodica.

Nel resto del mondo: freddo e neve non sono spariti

Mentre il Mediterraneo si scalda, altre aree continuano a vivere inverni molto rigidi:

  • Russia: accumuli di metri di neve in diverse regioni.
  • Nord America: tempeste di neve e ondate di gelo da record, con valori termici estremi.
  • Europa: l’inverno attuale è il più freddo dal 2010 in molte nazioni.

Questi episodi non contraddicono il riscaldamento globale: mostrano come la circolazione atmosferica possa amplificare gli scambi meridiani, portando freddo intenso dove le condizioni lo permettono.

Ipotesi: perché accade tutto questo?

Variabilità naturale + trend climatico

Il riscaldamento globale è un trend di fondo, ma sopra di esso si muovono oscillazioni naturali come:

  • NAO
  • AO
  • ENSO
  • pattern euro-atlantici a scala decadale

Queste oscillazioni possono temporaneamente accentuare o mascherare il trend.

Jet stream più ondulato

Alcuni studi ipotizzano che il riscaldamento artico possa rendere il getto polare più sinuoso. Risultato:

  • irruzioni fredde più profonde verso sud,
  • ondate di caldo più intense verso nord.

Non è una teoria universalmente accettata, ma spiega bene la coesistenza di caldo anomalo e gelo estremo.

Mediterraneo: hotspot climatico

Il bacino mediterraneo si sta scaldando più della media globale. Questo comporta:

  • più umidità disponibile,
  • più episodi intensi,
  • ma anche più difficoltà a mantenere temperature da neve in pianura.

Montagna: il fattore quota resta decisivo

Sopra i 1400–1800 m, le temperature restano spesso sufficientemente basse da garantire neve abbondante. Sotto queste quote, invece, basta un’anomalia termica positiva per trasformare un evento nevoso in pioggia.

Conclusione: un clima che cambia, ma non in modo uniforme

Il quadro che emerge è lontano dalle semplificazioni:

  • alcune previsioni degli anni ’90 erano corrette nella direzione, ma non nei tempi;
  • altre erano troppo lineari e non consideravano la variabilità naturale;
  • altre ancora si sono rivelate valide solo per specifiche aree geografiche.

Il clima sta cambiando, ma lo fa in modo irregolare, regionale, intermittente. Ci sono segnali chiari, come la diminuzione della neve in pianura, le temperature mediamente più alte soprattutto in inverno, e altri molto più complessi, come la resilienza della neve in montagna o le ondate di gelo in Nord America e Russia.

Comprendere questa complessità è fondamentale per evitare sia allarmismi semplicistici sia negazioni altrettanto semplicistiche. La realtà, come spesso accade in meteorologia, sta nel mezzo: un sistema in evoluzione, ma ancora capace di sorprendere.

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