Saliamo su un cumulo…
Un affascinante viaggio nella "panna montata"
Il cumulo: la nube simbolo della meteorologia, vero nemico dei piloti dell’aviazione.
Vediamo brevemente quali sono i meccanismi che concorrono alla formazione di nubi di questo “spessore”.
Immaginiamo di percorrere insieme a dell’aria umida una scalinata con qualcuno che ci costringa a salire. Improvvisamente incontreremo dei nodi di condensazione e cominceremo a diventare una piccola nuvoletta ancora invisibile, saliremo ancora, ci espanderemo, cioé diverremo più grassi, ci raffredderemo, ci umidificheremo ulteriormente raggiungendo la saturazione, diverremo nube vera e poi cresceremo fino a non sopportare più tutto quel peso e a scaricarlo sottoforma di intensi rovesci.
Quando invece una forza ci spinge verso il basso, parleremo di subsidenza e ridiscendendo la scalinata ci comprimeremo, ci riscalderemo, ci seccheremo ed evaporeremo.
Ma immaginiamo di riuscire a salire: la condensazione genera infatti calore latente che spinge la nube sempre più in alto, finché non trovi aria più calda e stabile; a quel punto la crescita é arrestata e la nube non può che creare il classico incudine laterale, nel caso riesca ancora a salire verticalmente invece può arrivare a forare il tetto della troposfera, giungendo ad invadere la tropopausa.
Se la nuvolosità non ha avuto la forza di compiere la trasformazione in una vera e propria cellula temporalesca, significa che qualcosa non ha funzionato: forse è mancata la spinta propulsiva recata dall’aria fredda, la vorticità in quota e l’instabilità sufficiente per divenire un capillatus incus, cioé il top dei top delle nubi cumuliformi.
Il colore bianco delle torri di panna, non é necessariamente sintomo della presenza di ghiaccio come erroneamente ritenuto ma solo l’effetto ottico prodotto dal sole. Senza di lui tutto l’ammasso ci apparirebbe grigio o addirittura nero.
Se ci trovassimo a sorvolare con l’aereo quella coltre di nubi, senz’altro vivremmo l’effetto montagne russe a causa dei vuoti d’aria, ascendenze, discendenze, turbolenze, create dai cumuli. Il pilota allora deve cercare di raggiungere al più presto una quota di sicurezza al di sopra dei “cavolfiori”.
Autore : Alessio Grosso