Le stranezze del cielo, il curioso fenomeno delle nubi a bandiera
Si tratta di bande nuvolose che si formano a ridosso del versante sottovento di una montagna molto ripida o di una catena montuosa altrettanto scoscesa. Spesso si sviluppano parallelamente alla convezione pomeridiana dei pomeriggi estivi
Chi non ha mai avuto modo di notare quel curioso fenomeno che trasforma le cime delle nostre montagne in tanti camini fumanti? Ebbene, i giochi e le evoluzioni che l’aria compie sorvolando o attraversando questi colossi della natura si traduce quasi sempre in forti turbolenze, molto ben conosciute in modo particolare dai piloti d’aereo.
L’aria in questi casi tende ad ondulare, esattamente come la superficie del mare sottoposta al vento. Nel cielo però queste onde rimangono a volte invisibili e possono essere scovate solo quando l’aria che sfila tra le cime è abbastanza umida da permettere la condensazione e quindi la costruzione delle nubi.
Un tipo particolare di nube che si forma in conseguenza a forti venti in quota è la “nube a bandiera”. In realtà gli ingredienti affichè possa avvenire questo curioso fenomeno orografico sono molti: oltre al forte vento in alta quota, determinato dalla circolazione generale (vento sinottico), occorre che si aggiunga anche un vento locale o una brezza che risalga il pendio della montagna portando in quota l’aria calda e umida che giace nella valle sottostante.
La nostra montagna poi non dovrà avere pendii dolci ma scoscesi, meglio se a forma di picco roccioso o piramide. In questi frangenti le masse d’aria che sorvolano la catena montuosa in altitudine e quelle di tutt’altra natura che risalgono dalle vallate possono venire a stretto contatto. Il repentino raffreddamento dell’aria caldo-umida risalita dalla valle nel momento in cui incontra la corrente fredda d’alta quota subito dietro gli spigoli appuntiti delle cime o delle creste, ne causa l’immediata condensazione. Si forma la nostra nuvola.
Questa nuvola verrà sottoposta all’azione di stiramento indotta dalla forte corrente sinottica e formerà un rotore nuvoloso sul versante sottovento della nostra montagna il cui sviluppo sarà proporzionale all’umidità dell’aria. La rotazione permetterà la continua alimentazione umida dal basso, il che favorirà la longevità del fenomeno. A seconda della quota alla quale si verificherà lo sviluppo nuvoloso, potremo avere uno stratocumulo, un cumulo o un altocumulo.
In quest’ultimo caso, soprattutto qualora nella stagione invernale la nube si trovi in prossimità di cime o creste particolarmente elevate come quelle delle Alpi svizzere o valdostane, non è raro notare il ghiacciamento della struttura nuvolosa che può dar vita alla propagazione di una ondulazione orografica di tipo lenticolare lungo i versanti sottovento, caratteristica tipica dell’arrivo dei venti di foehn fino a valle o in pianura.
Autore : Luca Angelini