00:00 5 Maggio 2008

Le nubi e l’instabilità primaverile sui cieli d’Europa

Sia il colpo d'occhio dal satellite, sia l'andamento degli indici e delle precipitazioni ci suggeriscono una svolta rispetto al dominio anticiclonico degli ultimi anni

Che in questa primavera stia piovendo di più qualcuno se ne sarà già accorto. E presto anche chi è rimasto indietro riceverà quanto gli spetta. Insomma il tempo a livello europeo pare sia arrivato ad un giro di boa. A differenza degli ultimi anni ora gli anticicloni non fanno più paura, ora i nostri cieli raramente rimangono sgombri da nubi per giorni e giorni come eravamo ormai abituati a constatare. Non lo diciamo forte ma siatene certi, l’impressione in chi scruta quotidianamente metri quadri di carte suscita senz’altro il dubbio che qualcosa possa essere cambiato o quantomeno stia cambiando. Certo ma cosa? Di sicuro la distribuzione delle temperature superficiali degli oceani, a partire dal lontano Pacifico fino ad approdare al più vicino Atlantico. Mettiamoci anche alcuni indici, croce e delizia di meteorologi professionisti, dilettanti allo sbaraglio e del grande pubblico che da anni ci segue, i quali mostrano segnali sostanzialmente nuovi, testimoni di una situazione che pare si stia finalmente sbloccando. Ad esempio l’indice europeo per antonomasia, la NAO (oscillazione della pressione sul nord Atlantico) è rimasto per l’intero mese di maggio in fase totalmente negativa (favorito l’affondo delle depressioni sul Mediterraneo). L’anomalia degli scorsi anni lo vedeva invece costantemente positivo (favoriti gli anticicloni subtropicali). Anche la schermata offerta dall’attento satellite Meteosat offre agli occhi più fini alcuni particolari che non passano inosservati. Da qualche mese, in particolare nel corso dell’attuale stagione primaverile, lo scacchiere euro-atlantico si presenta quasi sempre ingombro di nuvolosità. I vortici tendono ad affondare più decisi alle medie latitudini e la banda degli anticicloni subtropicali non è in grado di contrastare efficacemente l’avanzata delle perturbazioni atlantiche le quali stanno recuperando le perdute energie. L’eventuale risalita degli stessi inoltre è stata finora causata quasi esclusivamente dall’azione indotta come risposta passiva della prepotenza depressionaria che ne ha guidato a piacimento le traiettorie. Che sia solo una fase isolata? Sarà invece un giro di boa climatico? O meglio ancora un cambio addirittura epocale? Queste sono le tre strade possibili. Lasciamo aperto il beneficio del dubbio contando di ritornare sull’argomento non appena avremo a disposizione ulteriori conferme e prove incontrovertibili che sostengano l’una o le altre ipotesi. Un motivo in più per continuare a seguirci e scoprire insieme le novità che la grande avventura climatica ci tiene in serbo per il prossimo futuro.

Autore : Luca Angelini