Il costante RIDIMENSIONAMENTO del FREDDO e di conseguenza della NEVE in pianura
Quelli che i modelli non vedono...
L’annuncio di nevicate a 7 giorni di distanza dalla giornata in cui si prevedono è solo una segnalazione ai lettori, a 5 giorni diventa qualcosa di un po’ più concreto, a 3 giorni anche di più affidabile, a 1 giorno dovrebbe essere una quasi certezza.
Invece, soprattutto negli ultimi anni, il ridimensionamento del freddo da parte dei modelli, soprattutto sulle 72 ore, cioè nella previsione a 3 giorni, sta diventando un problema, così come lo è la modifica della traiettoria dei fronti, la loro intensità, i loro movimenti. E anche il previsore spesso ci casca.
Siamo ancora lontani insomma da quel miglioramento nella qualità della previsione che si auspicava solo qualche anno fa, quando si è annunciato l’utilizzo di calcolatori sempre più precisi, che tenessero conto di tanti più parametri, che se esclusi, avrebbero potuto inficiare una previsione.
Il più importante, quello che salta all’occhio e che viene letto male, è il consumo di suolo, che inevitabilmente ha portato ad un rialzo generale delle temperature nei microclimi.
Sembra un’inezia, ma immaginate quei microclimi sommati su molte zone d’Europa e soprattutto quelli sul catino padano in Italia, beh, ne abbiamo abbastanza per dubitare sempre quando viene annunciato un certo valore di temperatura tendente al freddo, mentre è facile avallare, quelli tendenti al caldo.
C’è poi da dire che qualcosa va spesso storto in una previsione di neve: il vento e la serenità del cielo notturno pre-neve, la complessa orografia del nostro Paese, che devia i fronti, altera le correnti e potremmo continuare per parecchio.
Nella fattispecie la doppia previsione di neve di questa settimana inevitabilmente troverà un riscontro molto modesto nei fatti: da qualche fiocco tra la pioggia sino ad un paio di centimetri nelle zone più fredde e lontane dai centri abitati, sino alla localizzazione sul solo Piemonte occidentale, la Valle d’Aosta e l’Appennino ligure per quella di venerdì 8 dicembre, non più preceduta e dunque sostenuta da alcun intervento freddo.
Poi ci sarà la pausa e almeno sino alla terza decade di dicembre, altre possibilità di neve al piano da nord a sud non se ne vedono. E intanto anno dopo anno, le occasioni sprecate per assistere a nevicate in pianura si moltiplicano, figlie non solo di configurazioni bariche non ottimali ma anche, qualora intervenissero, di un riscaldamento che nasce da un consumo di suolo spaventoso, che soffoca la natura e che non avrà fine.
Autore : Alessio Grosso