La cattiva gestione dell’acqua in Italia
Ecco come il prezioso liquido si butta via nel nostro Paese.
In estate, specie nei periodi più siccitosi, in molti comuni d’Italia si riacutizza il problema della penuria idrica. Scattano i razionamenti, la pressione nei rubinetti diminuisce e nei casi più gravi si è costretti a blocchi temporanei dell’erogazione. Cosa si sta facendo in Italia per non sperperare dono più prezioso delle nubi? Se ci fosse un lungo periodo siccitoso, saremmo in grado di fronteggiare adeguatamente il problema?
Recentemente, il Comitato italiano per il contratto mondiale dell’acqua ha presentato un Rapporto nazionale di settanta pagine e dati che dipinge degli scenari poco rassicuranti, con sprechi a non finire e scarichi di responsabilità da parte delle amministrazioni.
Poco si conosce circa la qualità delle acque che vengono portate con le tubature nelle nostre case: mancano dati precisi sulle sorgenti, sui livelli d’inquinamento e sullo stato delle fognature.
Oltre il 30% degli italiani non può nemmeno usufruire di un quantitativo regolare e sufficiente d’acqua, sebbene in Italia se ne consumi più che in ogni altro Paese d’Europa (circa 80 metri cubi all’anno per abitante).
Meno della metà della popolazione si fida a bere l’acqua del rubinetto e siamo disposti a sborsare 2000 volte di più per un litro d’acqua minerale (di cui siamo i primi consumatori al mondo) piuttosto che per un litro fornito dall’acquedotto. Senza contare che molte acque minerali sono addirittura dannose per l’organismo.
Quasi un terzo dei capoluoghi di provincia non ha un adeguato sistema di depurazione; nel Sud Italia si contano sulle punte delle dita le città dove la depurazione supera il 25%…
Per quanto riguarda gli sprechi non ci batte nessuno: dal 30 al 50% sgocciola via dai buchi delle condutture! Praticamente nulla la cultura del risparmio idrico in casa.
Tra le regioni e le province si combattono inutili guerre d’acqua per la gestione e il controllo delle risorse: ormai epica la lotta fra Molise e Puglia per la questione dell’acquedotto molisano.
All’estero, contiamo molto poco e non siamo presenti in nessuna delle principali istituzioni che decidono gli orientamenti e le scelte della politica mondiale per l’acqua, come il World Water Council, il Global Water Partnership, la World Commission in Water o il World Water Assessment Programme.
Secondo il rapporto, le colpe maggiori ricadono sulle amministrazioni pubbliche che non hanno mai elaborato una strategia a lungo termine, hanno difeso e alimentato interessi locali e settoriali, hanno investito pochissimi fondi, non hanno quasi mai fatto adempiere decisioni e leggi approvate in Parlamento.
Finora l’estate 2004 non è stata avara di precipitazioni, specie al centro-sud ma non possiamo sapere con esattezza come si concluderà la stagione e se l’autunno porterà il consueto quantitativo di pioggia. Nel dubbio perchè non migliorare il sistema di gestione delle acque?
Autore : Simone Maio