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Fa freddo... Fa caldo! Come reagisce il nostro corpo agli sbalzi termici?

Così funziona il termostato naturale che ci permette di vivere.

Natura e meteo - 12 Ottobre 2005, ore 16.43

Anche se non ce ne rendiamo conto, una delle prime sensazioni che il nostro organismo percepisce quando usciamo all'aperto è la temperatura dell'aria. Nelle situazioni estreme si nota di più: ad esempio, se fuori casa c'è una spessa coltre di neve ed un vento teso, mettendo il naso fuori dalla porta penseremo subito "diamine, che freddo!". L'uomo, come avviene per gli altri mammiferi, è un essere vivente a "sangue caldo", ossia, per sopravvivere abbiamo bisogno che la temperatura corporea si mantenga intorno ai 36,5°. Pur se ripariamo la pelle con i vestiti, oppure ci dotiamo dei più moderni climatizzatori e dei riscaldamenti più roventi, in una zona del cervello, l'ipotalamo, c'è sempre un meccanismo di termoregolazione attivo e molto efficace. Pensiamo solo che se così non fosse, avremmo seri danni al cervello già con temperature del sangue superiori a 43° o inferiori ai 31°, e la morte con meno di 24°... Come si regola questo stupefacente meccanismo? I "termometri" che avvertono l'ipotalamo si trovano nella pelle e nel midollo spinale. Fuori fa molto freddo? Ecco subito che i vasi sanguigni si restringono, così hanno una superficie minore e disperdono meno calore. Inoltre, la circolazione del sangue nelle zone periferiche rallenta per concentrarsi intorno agli organi vitali: ecco perché mani, piedi e naso sembrano "congelarsi". La pelle tende ad indurirsi, non a caso si dice che il freddo..."intosta"! Abbiamo i brividi? Non è solo un segnale per coprirci di più, ma anche un modo per far sfregare i muscoli e produrre un po' di calore extra. Arriva l'estate con un bel carico di caldo e i problemi per l'ipotalamo sono diametralmente opposti: come liberarsi del calore in eccesso? I vasi sanguigni iniziano a dilatarsi in modo che il sangue circoli di più nelle zone superficiali e si raffreddi più rapidamente: ecco perché il colorito della pelle è più rossastro (analogamente a quanto avviene con l'attività fisica). Questo non basta già se all'esterno (o tra la pelle e il vestito) ci sono 31-32°. È uno dei momenti in cui iniziamo a sudare. Per un litro di sudore emesso dalle nostre ghiandole, otteniamo un raffreddamento di circa 10°. Se all'esterno c'è molta umidità e afa, soffriamo maggiormente perché il sudore evapora a fatica e il caldo in eccesso non viene smaltito. Il caldo aumenta inesorabile e non abbiamo la possibilità di un bel tuffo al mare o in piscina... Se il sangue raggiunge i 42°, può sopraggiungere il collasso o il cosiddetto colpo di calore, con perdita dei sensi e svenimento. Magari c'è successo perché, per perdere un po' di peso sudando, siamo andati a correre alle 2 del pomeriggio il 10 agosto... in quei casi, dovremmo forse prendercela col tempo ?

Autore : Simone Maio

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