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NEVONE: nelle Marche e su molte zone del centro-sud andrà come nel gennaio del 2005?

Dalle cronache di MeteoLive.it curate in quei giorni da Emanuele Latini. Cosa potrebbe succedere quest'anno?

In primo piano - 11 Gennaio 2016, ore 10.32

Si va approssimando sull'Italia una circolazione fredda da nord-est, potranno ripetersi gli eventi del gennaio del 2005? Ricordi cosa accadde? Leggi qui sotto...

Una circolazione depressionaria è stata capace di sfornare minimi barici per sei giorni consecutivi sul Mar Tirreno, garantendo un costante richiamo di aria fredda (ma non gelida) da nord-est su gran parte dello Stivale, e per conseguenza nevicate fino a bassa quota laddove l'orografia del territorio ha favorito questo tipo di fenomenologia.
Ovviamente, come sempre accade in questi casi, lo stau appenninico ha fatto il resto, amplificando il volume delle precipitazioni e determinando accumuli importanti anche a quote prossime alla pianura.

Per logica conseguenza, l'altra faccia della medaglia è stata l'assenza di copiose nevicate laddove le aree geografiche sono risultate al riparo, vale a dire alcuni versanti tirrenici di Toscana e Lazio.

Ma attenzione: abbiamo detto alcuni, non tutti. E già, perché anche la risposta del Mar Tirreno non si è fatta attendere, e grazie a quei minimi secondari di cui si parlava in apertura, le imbiancate sono arrivate anche per l'Antiappennino Toscano e Laziale, con la Val di Chiana, l'Amiata, i Monti della Tolfa e i Colli Albani a farla da padroni, merito di accumuli nevosi che sovente hanno superato i 25cm.

Roma, Firenze e molte località costiere hanno visto più di una sfiocchettata, in qualche caso anche una spolverata al suolo, ma nulla di più, penalizzate non tanto da una temperatura eccessivamente elevata (inizialmente provocata dal richiamo di correnti sud-occidentali), quanto dalla carenza di precipitazioni nevose di rilievo, in grado cioè di garantire un accumulo al suolo.

Rimanendo a parlare di Tirreno, diversa è la situazione che si è avuta dalla Campania in giù: qui più diretta è stata l'azione della circolazione depressionaria, e così la neve è riuscita a penetrare maggiormente nell'entroterra, inghiottendo nella sua gelida morsa l'Irpinia, il Cilento e i Monti Lattari.

Eloquente in tal senso è l'esempio dei noti fatti che hanno investito l'autostrada A3, la "Salerno-ReggioCalabria": in tivù abbiamo avuto una chiara idea di che situazione si fosse venuta a determinare a pochi chilometri dal Golfo di Policastro... In montagna, poi, l'accumulo ha sfiorato i due metri di spessore a poco più di 1000 metri di altitudine!

Sulla Calabria, immancabile è stato il coinvolgimento di Sila e Pollino. Indicativi in questo senso sono stati gli accumuli di Camigliatello Silano (120 cm), con punte di oltre 300 cm sulle vette più alte (Monte Scuro, Monte Curcio, Monte Botte Donato).

Ad ogni modo, sul Meridione le temperature non hanno toccato minimi storici, e dunque solo raramente la neve ha guadagnato le coste, attestandosi quasi sempre su quote collinari. L'eccezione è arrivata dal Basso Adriatico, dove più diretta è stata l'azione delle correnti fredde, che hanno portato la neve a Foggia, sulle Murge e sul Salento. Anche su Sicilia e Sardegna è caduta tanta neve: sulle piste da sci del Gennargentu (Bruncu Spina) si misurano fino a 120cm, mentre sulle Madonìe il manto bianco ha raggiunto i due metri di spessore (Piano Battaglia)!

Ma i veri record spettano, come da copione, all'Adriatico: neve fin sulle coste dalla Romagna alla Puglia, accumuli importanti dalle spiagge di Rimini a quelle di Pescara. In collina, specie su Marche e Abruzzo, si sono raggiunti accumuli nivometrici che in molti casi hanno superato i valori storici del 1996 e addirittura del 1985. Importanti i 35 cm di Recanati, comunque imparagonabili agli 80 di Macerata, a soli 315 metri sul livello del mare.

Situazione difficile anche sul settore pedemontano abruzzese, dove gli accumuli hanno toccato il metro a 600 metri di altitudune! La neve ha interessato copiosamente anche il versante emiliano dell'Appennino Settentrionale, con accumuli di oltre mezzo metro sui settori Modenese, Bolognese e Reggiano.

Ma la zona più duramente colpita dalla neve è stata indubbiamente quella delle Marche. Sui settori romagnolo, pesarese e urbinate, dove il vento ha contribuito a creare accumuli spaventosi, lo spessore nivometrico medio oscilla tra i 100 cm della collina e i 200 cm della montagna. Sul Carpegna ci sono tre metri di neve! Urbino, Sassoferrato, Gubbio, Gualdo Tadino, Fabriano e tutto il Montefeltro sono risultati particolarmente colpiti.

Nel Maceratese 165 cm di neve a Bolognola, con situazione difficile a Camerino, Cingoli e Sarnano. Nell'Ascolano accumuli-record sul versante orientale dei Monti Sibillini, dove il vento ha contribuito a modellare un paesaggio d'altri tempi: Montemonaco, Montegallo e Arquata del Tronto stanno vivendo una situazione ai limiti della praticabilità; in montagna sono caduti oltre due metri di neve!

A 2000 metri si stimano accumuli di 4 metri! Ne consegue un forte rischio di valanghe, specie laddove i pendii montuosi esaltano questo tipo di fenomeno. Proprio in questo senso, la situazione resta particolarmente delicata a Foce di Montemonaco; ma su tutta la dorsale appenninica il pericolo rimane ancorato quanto meno al grado 3 (marcato). In Abruzzo maggiormente interessati da fenomeni i versanti orientali di Gran Sasso e Maiella, con accumuli importanti a Passo Lanciano (150 cm a 1300 metri ca.), alla Maielletta (200cm a 1650 metri ca.) e con oltre 100cm sulle colline del Chietino e del Pescarese.

Ottimo l'innevamento anche della Val di Sangro, della Val Peligna e del Parco d'Abruzzo, con circa 200cm di neve a quote prossime ai 1500 metri. In Molise accumuli di oltre due metri hanno interessato Capracotta e le montagne di Campitello Matese, mentre si stimano accumuli-record anche per i Monti Frentani e per il Subappennino Dauno, in Puglia.

Emerge dunque in tutta la sua prorompente verità un quadro sintentico e al tempo stesso definito di un episodio di maltempo che rimarrà a lungo negli annali della meteorologia.

Merito di una circolazione autorigenerante e persistente, di un buon serbatoio freddo mantenuto a lungo a disposizione, e di uno stau sempre efficace e puntuale nella sua cinica concretezza.


Autore : Emanuele Latini, adattamento Alessio Grosso

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