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ESCLUSIVO! MeteoLive per voi sulle piste di Madonna di Campiglio nel giorno più freddo dell’anno: -16°C!

Ad otto giorni dalla nostra spedizione in terra trentina, vi proponiamo il report di quella giornata per noi assolutamente indimenticabile! Dati clamorosi e situazioni ai limiti della vivibilità!

In primo piano - 30 Gennaio 2004, ore 07.12

Ore 8, si parte da Marilleva 1400, Val di Sole. Il cielo è terso come nei grandi film di Hollywood, ma c’è comunque spazio per qualche “lenticularis” che costella il cielo in prossimità delle vette del gruppo Ortles-Cevedale. La temperatura è inchiodata sui -14°C. Non c’è vento. Infiliamo gli sci, prendiamo la telecabina e nel giro di pochi minuti raggiungiamo la base degli impianti, Malga Panciana, di poco oltre i 1800 metri di altitudine. Da qui il salto per il nuovissimo impianto dell’Orso Bruno è assai breve, due curve e siamo sul tapis-roulant, pronti all’imbarco! Caliamo il vetro di protezione: il gelido vento del primo mattino non è certo il più gradevole dei “buongiorno”... Ma intanto saliamo, mentre ai nostri piedi vediamo scendere i primi intrepidi sciatori che osano sfidare le temperature più rigide della nuova stagione invernale. Mentre si sale, all’orizzonte iniziano a spuntare come per magìa le cime aguzze delle Dolomiti di Brenta, come fossero composizioni di cartapésta organizzati dal più intelligente dei demiurghi per impreziosire il merletto di un orizzonte già di per sé eccezionale. Sui 2180 metri di Monte Vigo, poco sopra il Rifugio Orso Bruno, il panorama è di quelli degni da consegnare alla storia delle proprie emozioni sovrane. Se per un attimo ti distogli dall’attrazione fatale delle pareti del Brenta, ti rendi subito conto dei boschi vallivi che attorniano la Val di Sole, e oltre la Val di Non, fino al Passo Mendola e ancora più in là, seguendo il profilo della Valle Isarco, per arrivare ai mastodontici contrafforti del Gran Pilastro e del Pan di Zucchero. Dal Sasso Rosso, molto più in qua, fa capolino, a distanza di decine e decine di chilometri, la sagoma ineguagliabile della Marmolada, sul fronte di una Val di Fassa appena riconoscibile tra le diverse sfumature dei boschi trentini. L’aria è frizzante, a strar fermi non si resiste per oltre due minuti di fila, e così ci gettiamo con gli sci sulla pista delle Malghette, che scende fino ad incontrare gli impianti che risalgono, sull’opposto versante, fino al Pradalago. Siamo ai piedi dell’incombente cima del Monte Zeledria, che con i suoi 2426 metri domina la Valle dei Cinque Laghi e l’area di Campo Carlo Magno. Ci stupiamo subito del fatto che giù a valle campeggi una nuvolosità bassa, frutto di una risalita di aria più tiepida ed umida proveniente dalle sottostanti Valli Giudicarie e dalla zona del Garda. Scendiamo con gli sci di qualche metro e, come per miracolo, inizia a nevicare! E’ l’effetto di uno stau molto localizzato, che riesce a trasformare in precipitazione nevosa una nuvolaglia di pochi chilometri di sviluppo! Quasi non ci crediamo! La bassa temperatura consente ai fiocchi (piccoli ma fitti) di posarsi all’istante su alberi e cose, ‘sì da creare un effetto-galaverna assolutamente fiabesco. A Campo Carlo Magno, puntualmente, nevica per bene. Le Dolomiti di Brenta, poco sopra, addirittura scompaiono dalla nostra visuale. Ci imbarchiamo sulla Cabinovia Grostè, e dopo un lungo percorso arriviamo al Rifugio Stoppani, quota 2444 metri. A questa altitudine le nubi si presentano rade e sfilacciate e, complici le forti raffiche di vento, momenti di scarsa visibilità si alternano ad altri in cui un cielo blu oltremare domina da signore incontrastato su di un paesaggio assolutamente mozzafiato! Il freddo è di quelli record, anche se non troviamo nemmeno il tempo di guardare il termometro, tanta è la fretta di scendere giù al Graffer per riprendere la seggiovia alla volta del punto più alto del Passo Grostè, quota 2504 metri. E proprio qui, in un’apocalisse di emozioni e di freddi indescrivibili, ci accorgiamo della situazione estrema in cui siamo incappati: sono le 13.30, ed il termometro sta segnando il valore massimo della giornata: -16.0°C! Il wind-chill? Da dimenticare nelle discese sugli sci (oltretutto impronosticabile), da fermi il corpo però percepisce qualcosa come -32°C! Siamo all’apoteosi! In questi casi, una grappa od un cioccolato caldo è proprio quel che ci vuole. Consumiamo il tutto al “Boch”, cinquecento metri più in basso. Poi risaliamo. Il tempo migliora, la visuale si apre, e mentre la Cima Flavona fa capolino tra i contrafforti rocciosi della Pietra Grande e della Cima Sassara, dall’altra parte scorgi tutta la magnitudine della Cima del Grostè e della Cima Brenta. Subito sotto, sul versante opposto a quello del comprensorio di Campiglio, si apre la profonda Valle di S. Maria Flavona, mentre oltre la Valle dell’Adige la visuale si perde all’infinito, dietro montagne e orizzonti sconosciuti. Dal Garda al Similaun, passando per Adamello, Presanella, Cevedale e Gran Zebrù, tutto si colora di un’unica, grande emozione, che mai e poi mai cesseremo di conservare laddove intime e complici affondano le nostre memorie più segrete.

Autore : Emanuele Latini

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