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Ecco le probabili cause del cambiamento climatico in atto nel Mediterraneo: un mix tra enetgia solare, anomalie termiche oceaniche e cella di Hadley

Cella di HADLEY e HP SUBTROPICALI: le cause e gli effetti della loro INVADENZA.

In primo piano - 31 Maggio 2007, ore 09.44

Molti sono i tormentoni climatici che sempre più ci affliggono in questi ultimi tempi e che abbiamo ormai strametabolizzato: "anticiclone delle Azzorre", "effetto serra", buco dell’ozono". Inoltre, da qualche tempo, anche la locuzione "cella di Hadley" si è aggiunta come nuova entrata e presenta senz’altro tutte le carte in regola per salire quanto prima l’Olimpo del primato, per giungere presto in vetta alla classifica dei termini tecnici più gettonati dal grande pubblico. Orbene, recenti studi di climatologia, hanno ormai appurato che questa circolazione chiusa a livello subtropicale(che,schematicamente, contempla la salita dell’aria equatoriale, il successivo trasferimento della stessa verso nord, la discesa a latitudini tropicali e il ritorno verso l’equatore tramite gli alisei al suolo), che porta il nome dello scienziato che la propose nel 1735, è direttamente coinvolta nei mutamenti a livello termico e barico avvenuti in questo ultimo decennio in Europa e particolarmente avvertiti in Italia. Nella fattispecie, è stato accertato che il riscaldamento globale in atto sul nostro Pianeta abbia gonfiato, per una serie di complessi meccanismi che di seguito andremo ad analizzare, la nostra cella di Hadley la quale, negli ultimi anni, ha intrapreso una espansione irregolare verso nord, invadendo sempre più anche le zone a clima temperato, come quelle sulle sponde europee del Mediterraneo disegnando, attorno alle figure bariche in transito, singolari involuzioni che talora portano la rovente subsidenza anticiclonica nord africana fin sulla verticale dei nostre boccheggianti città. Fatto questo doveroso preambolo, riporto qui di seguito una serie di recenti studi portati a termine da un valoroso team di scienziati italiani, impegnati presso un centro di ricerca denominato Climate Prediction con sede in Veneto, grazie ai quali si è arrivati a scoprire che lo slittamento verso nord della cella di Hadley, inequivocabilmente appurato, ha avuto origine dall’oscillazione sinergica delle due principali teleconnessioni di tipo oceanico che recano influenze dirette sul clima europeo; stiamo parlando della P.D.O. (oscillazione delle SST tra i settori orientali e occidentali del Pacifico settentrionale) e nella A.M.O (oscillazione delle SST tra i settori subtropicali e quelli subpolari dell’Atlantico), entrambe di lunghezza d’onda ultradecennale. Attualmente, e da oltre due anni, la P.D.O. è in fase negativa, con acque calde nel Pacifico centrale e più fredde in prossimità delle coste occidentali del nord America, mentre la A.M.O. è fortemente positiva da circa 10 anni, con acque calde sull’Atlantico centrale e più fresche sul settore equatoriale. Lo studio ha rivelato che la traiettoria del getto polare viene influenzata da queste S.S.T.A.(anomalie delle temperature superficiali degli oceani); le jet stream, ruotando in senso antiorario attorno alle anomalie negative e in senso orario attorno a quelle positive, determinano un angolo di impatto dei venti, al di sopra delle coste nord americane, orientato prevalentemente da SW. Il flusso, durante il suo percorso sopra le Montagne Rocciose californiane, provoca una propagazione alquanto stabile delle onde di Rossby nel loro tragitto verso l’Atlantico. Giunte su quest’altro oceano, le stesse vengono ulteriormente lavorate dalla A.M.O. positiva, la quale, le costringe a creare una cresta d’onda sui settori occidentali dell’Atlantico e un cavo d’onda sulle acque al largo del Portogallo (ecco spiegata la genesi della falla iberico marocchina), per poi risalire verso NE sui cieli del Mediterraneo occidentale (ecco spiegata l’insorgenza quasi costante della cupola anticlonica subtropicale sul mare nostrum). Oscillazione dell'A.M.O.: le acque dell'Atlantico subiscono una variazione massima di temperatura tra le due fasi di circa 0.7° e il ciclo si completa in un arco di tempo che va dai 25 fino ai 40 anni. Se saliamo di quota e andiamo a dare uno sguardo alla stratosfera, scopriamo che la P.D.O. negativa ha generato ripercussioni anche in altitudine sui cieli del comparto aleutinico, con una notevole forzante anticiclonica che ha costretto il Vortice Polare Stratosferico invernale a deformarsi, obbligandolo a concentrarsi in due lobi principali semi permanenti con cavi d’onda su comparto canadese da una parte e siberiano dall’altra. La propagazione verso est del pattern canadese, di concerto con l’A.M.O positiva, ha indotto l’innalzamento di una cresta d’onda anticiclonica subtropicale, anch’essa semi permanente,sull’Europa occidentale e sul bacino centrale del Mediterraneo. Tornando alla troposfera, si è osservato che il cavo d’onda sull’Atlantico portoghese indica un punto di rottura nella cella di Hadley, la quale viene pertanto indotta a rinforzarsi maggiormente lungo i settori adiacenti, ossia sulle Bermuda, dove infatti troviamo l’indice P.N.A. positivo e, appunto, sul Mediterraneo centrale, sul quale troneggia l’indice EA fortemente positivo, con il risultato finale di uno stiramento verso nord sia della cella di Hadley stessa che dell’ITCZ, zona di convergenza intertropicale. Rimane un ultimo quesito da dipanare: per quale motivo questo stiramento della cella di Hadley, la cui espansione può essere considerata normale nel periodo estivo, è proseguita dalla fine dell’estate 2006 per tutto l’inverno successivo? Le ragioni principali, sembra debbano essere ricercate sia nell’influenza indiretta ma anomala dell’episodio di ENSO positivo (anomala in quanto nella stagione invernale l’ENSO + inibisce solitamente la subsidenza anticiclonica subtropicale), sia, soprattutto, nei picchi di radiazione elettromagnetica provenienti dal Sole, giunti nella nostra atmosfera nei primi mesi dell’inverno 2006-2007, la cui energia non è stata dissipata dalle acque oceaniche a causa della mancanza degli alisei di concerto al concomitante episodio di El Nino. Il surplus di calore immagazzinato nei settori oceanici equatoriali non ha pertanto indotto la regolare contrazione invernale verso sud dell’ITCZ e quindi, per effetto trascinamento, anche della cella di Hadley, anticipandone oltretutto la successiva espansione primaverile ancor prima che il Sole raggiungesse lo zenith equinoziale sull’equatore. Ecco che, in tal modo,vengono chiarite anche le ragioni che hanno causato il protrarsi di quelle situazioni anticicloniche subtropicali calde e asciutte occorse durante tutto l’autunno, l’inverno passato e la prima parte della primavera corrente. Il Sole ha rilasciato una imponente esplosione solare (classe X-3) il 13 Dicembre 2006 insieme ad una espulsione di massa coronale (CME) che sembra essere diretta verso la Terra. La fonte di queste eruzioni è stata la regione molto attiva della macchia solare 930. Una pioggia di particelle ad alta energia è apparsa come puntini e stringhe bianche sulle immagini a bordo di Soho, il principale guardiano per le tempeste solari.

Autore : Luca Angelini

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