00:00 23 Aprile 2007

Un “mostro” lungo centinaia di chilometri

E' spaventosa l'anomalia barica e termica presente su gran parte del Continente europeo da quasi un anno...e l'estate e lì davanti.

Un “mostro” lungo centinaia di chilometri

Sapere nel dettaglio come sarà la stagione estiva, al momento, è impresa assai ardua, se non impossibile. Il periodo meteorologico più travagliato dell’anno (specialmente dopo il 2003), da tempo fa parlare di sè, come se la normale stagione estiva fosse diventata una specie di incubo.

Spaventa l’alta pressione sub-tropicale, che sempre più spesso viene a farci visita; spaventano le temperature quasi eternamente sopramedia; spaventa soprattutto il fatto che quest’anno ne l’inverno ne la primavera abbiano portato precipitazioni sufficienti a rimpinguare le nostre falde idriche.

Se poi ci soffermiamo al solo mese di aprile c’è davvero da mettersi le mani nei capelli: precipitazioni più che dimezzate, temperature “da mese di maggio-prima decade di giugno” e senza nessuna speranza di cambiamento immediato all’orizzonte.

Più che ad un’alta pressione, la situazione barica presente al momento assomiglia ad una specie di “mostro”. La struttura in questione si autoalimenta e si potenzia, non cedendo praticamente mai!

Ogni volta che tale struttura viene attaccata ai fianchi, i frutti di questi ipotetici “attacchi” finiscono sempre in “buche” di geopotenziale assai note (una su tutte la falla barica portoghese). In pratica ogni volta che una saccatura prova a demolire il mostro, viene come attirata da questi “pozzi attrattori” del tempo perturbato: l’alta pressione di conseguenza ne trae un vantaggio, dato che al suo interno viene iniettata altra aria calda ( dal nord Africa) o altra aria secca (dall’est europeo). Il risultato, quindi, è un’alta pressione più forte di prima.

L’alta pressione ad alimentazione duplice (alimentata dai fianchi sia da est che da ovest) è assai difficile da scalzare. Se uno dei due fianchi non “cede”, la struttura ad omega non potrà mai essere scalzata, ma resterà sul posto ancora a lungo.

Ad avvalorare maggiormente la tesi della persistenza c’è il comportamento della natura, che è pigro per antonomasia. La natura cerca sempre di spendere il meno energia possibile. Per demolire una struttura anticiclonica simile servirebbe un apporto di energia meccanica elevatissimo su uno dei due fianchi (molto meglio sarebbe su quello occidentale), per far evolvere il mostro verso altri lidi.

Uno sforzo troppo grande per la “pigra” natura? Quasi sicuramente sì, almeno per il momento!
Autore : Paolo Bonino