Rottami di ferro in fondo al mare per combattere la CO2
La notizia lanciata dal magazine del Sole 24 ore ha gettato ulteriori ombre sull'assurda compravendita dei crediti anti-emissioni e rappresenta un vero e proprio scempio ecologico in nome della salute del Pianeta

La lotta alla CO2 sta assumendo i connotati di un vero e proprio business. Come sempre, quando ai nobili propositi subentra l’immancabile dio denaro, tutto passa in secondo piano e l’ipocrisia diventa la classica pezza peggiore del buco. E il buco in questo caso è il nostro ambiente.
Sull’onda delle strumentalizzazioni climatiche che prendono al balzo l’attuale fase di riscaldamento (esattamente come era stato fatto negli anni’70 per il motivo opposto) sono state sparse tonnellate di inchiostro (ben poco ecologico) e sono stati adottati in seguito provvedimenti di facciata (anche questi ben poco ecologici).
Uno tra questi è stato emanato dall’Unione Europea e dovrebbe entrare in vigore nel 2012. La direttiva prevede multe salatissime alle aziende che non abbassano il tenore delle loro emissioni di CO2. Questo sistema ha messo in atto un sistema di compravendita di crediti anti-emissioni che prevede lo storno degli sforamenti con azioni di “fertilizzazione” degli oceani inducendoli in pratica ad assorbire maggiormente questo gas.
In sostanza i rottami ferrosi sparsi sui fondali favorirebbero la crescita di alghe le quali sarebbero in grado di assorbire grandi quantitativi di CO2. Questo sostengono alcune organizzazioni private tuttavia il mondo scientifico si mostra molto scettico.
In un articolo pubblicato sulla rivista Scienze il parere dei sedici esperti intervistati, provenienti da tutto il mondo, rivela che non sussistono fondamenti scientifici che sostengano la bontà di questi provvedimenti. Gli oceani inoltre hanno un limite massimo di assorbimento oltre il quale le acque potrebbero diventare eccessivamente acide danneggiando gravemente l’intero ecosistema.
Autore : Luca Angelini
