00:00 7 Aprile 2008

DOSSIER: ecco perchè l’eolico in Italia non decollerà MAI

Nel Paese dei no l'eolico è quello che fa storcere maggiormente il naso agli italiani. Vi spieghiamo perchè.

DOSSIER: ecco perchè l’eolico in Italia non decollerà MAI

Il nuovo business passa attraverso i piloni eolici.
E’ energia pulita si dice.
Certo, si risponde ma fa scempio del paesaggio, ha alti costi di manutenzione e alla fine il pilone non vale proprio la candela.

Gli italiani, abituati a dire sempre NO, questa volta hanno ragione, ragione da vendere.

E vi spieghiamo perchè.
No, non si tratta della solita predica ambientalista, del pilone antiestetico che danneggia il turismo, cosa peraltro abbastanza condivisibile, in un Paese che a fatica dovrà cancellare l’immagine “spazzatura” che ha dato di sè all’estero, dove molti Stati ormai ritengono che l’intera costiera amalfitana, oltre a Capri, Ischia e Ponza sia coperta di rifiuti come avviene a Napoli.

Il nostro discorso è legato proprio all’inopportunità, all’inutilità di queste torri eoliche principalmente sotto il profilo energetico.

Come sapete, mentre diversi Paesi europei hanno ridotto di circa il 2% le loro emissioni di anidride, l’Italia ha aumentato le proprie del 12%.

Che fare dunque? Investiamo sulle energie alternative, o meglio forse sarebbe dire integrative.
L’eolico però non convince.
Innanzitutto i piloni dovranno essere distanziati di oltre 300m l’uno dall’altro con un numero di piloni non inferiori a 12 con un’area interessata di oltre 70mila mq, considerando poi le strade di collegamento e le opere di regimazione idraulica.

Inoltre va considerato che la strada sui cui far passare gli aerogeneratori su trasporti eccezionali dovrà essere larga almeno 5m, addirittura 8 in curva e con pendenze non superiori all’8%.

Questo significa dover confezionare strade ad hoc e dunque con ingenti prelievi dalle cave per massicciate e sottofondi a forti impatti su flora e fauna.

Non dimentichiamo poi gli scavi per le fondazioni delle torri, le trincee per il collegamento elettrico. Una fondazione è costituita da 300mc di cemento armato.
Infine, ma tralasciando per ragioni di spazio particolari importanti, per costruire un parco eolico bisogna spesso disboscare, proprio il contrario di ciò vorrebbe il famoso Protocollo di Kyoto.

La produzione elettrica poi sarebbe davvero modesta: 12 torri da 1.5MW produrrebbero solo tra i 25 e i 32 GWh all’anno, ma talvolta queste cifre non vengono soddisfatte.

Tutto il parco eolico italiano (2100 MW) ha immesso in rete 3200 GWh annui, pari a nemmeno l’1% del fabbisogno elettrico nazionale.

Tenete presente che la domanda di elettricità cresce di circa il 2.2% annuo ossia di 7.400 GWh e dunque la produzione eolica va a coprire meno del 50% della nuova richiesta.

A distruggere in termini numerici la fama dell’eolico ci pensano le altre fonti:
un anno di idroelettrico è arrivato a produrre il 36.657 GWh, la geotermia 5.527 GWh, con soli 700MW installati.

Perchè l’eolico è così insoddisfacente? Perchè in Italia il vento non soffia in modo costante e si verificano dunque molte interruzioni. Gli unici siti che hanno avuto successo risultano essere quelli sardi, dove però siamo alla saturazione. Del resto non si vede perchè i sardi dovrebbero installare piloni in ogni angolo di territorio.

Sul fabbisogno energetico e il rischio black-out seguirà un ulteriore articolo.

Bibliografia: rivista Silvae, Sennuccio Del Bene (GEO, ambiente e territorio), anno III numero 8, maggio-agosto 2007
Autore : Report di Alessio Grosso