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Nevica con il foehn? Impossibile, eppure può accadere

Non sempre le correnti settentrionali portano fenomeni essenzialmente a nord dell’arco alpino. In alcuni casi vi possono essere autentici sfondamenti con precipitazioni anche al sud delle Alpi.

In primo piano - 24 Ottobre 2013, ore 14.11

Classico caso in cui lo sfondamento avviene ma la corrente di spinta è troppo debole, manca l'umidità e la neve si ferma a mezza costa appena oltre la cresta principale alpina, senza raggiungere il fondovalle.

 
Ogni volta che un fronte perturbato scende da nord verso sud sull'Europa centrale, buona parte del nord Italia si prepara ad un episodio di Foehn, che determina cielo sereno, limpido e temperature gradevoli.

Viceversa a nord delle Alpi arrivano moderate precipitazioni anche nevose, se la temperatura lo consente.

Questa è una regola che difficilmente la natura trasgredisce, dato che i contrafforti alpini, specie quelli centro-occidentali, hanno un'altezza tale da determinare condizioni meteorologiche diametralmente opposte da un versante all'altro.

Tuttavia il previsore, prima di dare per certa questa soluzione, deve valutare attentamente alcuni dettagli che potrebbero avere ripercussioni notevoli sul tempo che farà.

Dal punto di vista barico, le condizioni migliori per avere il Foehn sul nord Italia sono la presenza di un anticiclone lungo i meridiani sull'Europa occidentale e una depressione centrata sul nord-est Europa. In mezzo a questi due centri motori scorrono correnti settentrionali che impattando contro la barriera alpina danno origine a questo vento.

Per far si che la previsione sia maggiormente attendibile, il previsore deve anche studiare la caratteristica delle suddette correnti, per non incorrere in errori anche grossolani.

I due fattori da monitorare molto attentamente sono l'umidità della massa d'aria in arrivo e soprattutto la velocità del vento.

Se la massa d'aria si presenta molto umida, le precipitazioni sui versanti esteri alpini saranno maggiori, in quanto maggiore sarà la condensazione del vapore acqueo nella fase di impatto contro i rilievi. Queste correnti, quasi sempre, hanno matrice nord atlantica e percorrono l'Europa centrale da NW verso SE.

Il secondo fattore importante è la velocità delle suddette correnti. Correnti di debole o moderata intensità produrranno un effetto stau più marcato a nord delle Alpi rispetto ad una corrente molto veloce.
Il muro del foehn, cioè la distensione del corpo nuvoloso oltralpe sarà allora molto corto, limitato a poche valli confinali.

Qualora invece il getto fosse intenso, le nubi e le precipitazioni riescono a sconfinare con forza anche su parte dei versanti italiani, (muro del foehn lungo) anche per 50 km o più, come nel caso del Natale del 91.

Si tratta, comunque, di precipitazioni di debole o moderata intensità, che non durano troppo a lungo, quantunque accompagnate in quota da venti intensi e fanno turbinare la neve, creando disagio.

Per far si che ciò avvenga, occorre che le correnti abbiano umidità molto elevata e velocità estremamente alta.

Quando le correnti aeree sono velocissime, l'interessamento da parte della nuvolosità nordica non si limita solo alle creste di confine, ma può spingersi fino alle zone pedemontane italiane, coinvolgendo persino alcuni settori dell'alta pianura,

L'effetto favonico, di conseguenza, slitta di diversi chilometri più a sud.

Quando le correnti aeree diminuiscono la loro velocità e soprattutto diminuisce l’umidità della massa d’aria, soprattutto dopo il passaggio di un fronte, subito le zone più a sud ritrovano il Foehn perduto, con le nubi che tendono a “ritirarsi” in posizione classica, ovvero lungo le creste di confine

Autore : Alessio Grosso

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