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L’anticiclone russo-siberiano

Come, quando e dove si forma? Come è strutturato? Perché in questi ultimi anni ha latitato sulla Russia europea?

In primo piano - 30 Novembre 2006, ore 11.02

E’ lui il protagonista dei veri inverni europei, il più amato dagli appassionati della neve e del freddo, il più ricercato negli ultimi anni. L’anticiclone russo-siberiano è la figura termica per antonomasia; si genera in autunno (fra ottobre e novembre) nelle steppe siberiane più interne del continente asiatico, dove già in quel periodo la temperatura durante il giorno rimane di molti gradi al di sotto dello zero. Il peso dell’aria fredda favorisce la nascita di questa figura così maestosa, duratura e stabile nella sua posizione, e la mantiene fino a primavera inoltrata, portando il gelo e il secco agli abitanti della Siberia. Come tutti gli anticicloni termici la sua struttura si sviluppa fra il suolo ed i 2-3 km di quota, mentre più in alto è presente una struttura di bassa pressione o (più abitualmente) una “palude barica” (un’area molto vasta dove la pressione è livellata sugli stessi valori ovunque). In alcune occasioni, a seconda del movimento delle depressioni atlantiche alle medie latitudini, parte di quest’aria fredda può “traboccare” al di qua degli Urali, portando alla formazione di una cellula anticiclonica termica fra la Scandinavia e la Russia Bianca. Se oltretutto questo rovesciamento avviene con violenza e rapidità, la spinta verso ovest può essere talmente intensa da permettere all’aria gelida di arrivare fin verso il Mediterraneo; in queste occasioni si genera il vento denominato “Burian”, che ci ha fatto visita per l’ultima volta in modo serio il 26 dicembre 1996, quando le temperature sono crollate sotto lo zero anche nelle ore più calde un po’ su tutto il centro-nord Italia. In quella occasione l’aria fredda arrivò addirittura a sfociare fin sull’Atlantico, dove bloccò le perturbazioni, le portò ad occludersi e le costrinse ad aggirare l’anticiclone che si era formato. Da quel momento però il nostro “Orso” (così viene chiamato dagli addetti ai lavori) ha fatto ben poche apparizioni sulla scena europea, e questo ha lasciato perplessi molti meteorologi, in quanto mediamente almeno una volta l’anno arrivava a far visita al Mediterraneo. I motivi della sua latitanza non sono ancora stati individuati con precisione, ma chi studia il suo comportamento ha studiato alcuni fattori possibili, tutti a livello climatico ovviamente. Ad esempio fra le varie cause ci potrebbe essere un rallentamento della Corrente del Golfo, un’azione indiretta derivante dall’episodio molto intenso di “El Nino” del 1998 e così via. Questi fenomeni infatti agiscono direttamente sulla formazione e la disposizione delle depressioni atlantiche sullo scacchiere europeo, quindi indirettamente potrebbero anche portare ad una mancata formazione della cellula termica (figlia dell'anticiclone siberiano) ad ovest degli Urali. Fatto sta che gli appassionati dell’inverno e della neve stanno a guardare, in attesa che l’Orso torni a fare la voce grossa….

Autore : Alessio Grosso e Lorenzo Catania

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