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Energia solare a basso costo

E' stata messa a punto una nuova tecnologia che genera elettricità a un decimo del costo rispetto alle celle oggi in uso. Sfrutta pigmenti sintetici del tutto simili a sostanze presenti in natura.

In primo piano - 18 Aprile 2007, ore 09.10

Arriva dalla Nuova Zelanda una nuova tecnologia solare fotovoltaica che promette di convertire la radiazione solare in energia elettrica a un decimo del costo rispetto alle attuali celle solari a base di silicio. Presso il Nanomaterials Research Centre della Massey University, il gruppo guidato da Wayne Campbell, ha sviluppato una gamma di pigmenti sintetici a partire da semplici composti organici, molto simili a sostanze comuni in natura. Uno dei pigmenti sensibile alla luce è del tutto simile alla clorofilla verde delle piante, mentre una seconda tipologia è basata sull'emoglobina, la proteina dei globuli rossi che trasporta l'ossigeno. Utilizzando celle dimostrative di 10 centimetri di lato, Campbell ha dimostrato che il dispositivo è in grado di produrre energia elettrica sufficiente a far funzionare un piccolo elettrodomestico, anche in condizioni di bassa illuminazione. L'idea è quella di incorporare simili pigmenti nelle finestre, e tutte le superfici esposte alla radiazione solare in modo da contribuire alla produzione di energia elettrica. Oltre al risparmio in termini di energie, le sostanze fotovoltaiche sintetiche risulterebbero più sostenibili dal punto di vista dell'impatto ambientale rispetto alle tradizionali celle in silicio. L'elemento costitutivo è infatti l'ossido di titanio, un minerale abbondante, rinnovabile e non tossico (si utilizza anche per prodotti di consumo, ad esempio nei dentifrici, nella pittura bianca e in cosmetica), direttamente estraibile dalle sabbie nere neozelandesi. "Il prossimo passo sarà l'integrazione dei pigmenti nei materiali di copertura dei tetti o delle pareti. Chiaramente l'energia solare fotovoltaica, con la tecnologia a nostra disposizione, non può sostituire i combustibili fossili, ma tale contributo energetico potrebbe risultare utile, specie se affiancato ad altre fonti energetiche alternative" ha dichiarato Ashton Partridge, nuovo direttore del Centro di ricerca.

Autore : Luca Savorani

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