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Tanta acqua sgorgava pure su Marte

I robottini della NASA hanno trovato le conferme di quelle che erano solo ipotesi

Astronomia - 4 Marzo 2004, ore 09.59

“C’è stata l’acqua su Marte…” questo l’annuncio più importante nella conferenza stampa di ieri alla NASA, per fare il punto sull’esplorazione del Pianeta rosso. Lo abbiamo osservato per anni con tutti i mezzi: ad occhio nudo, con binocoli, telescopi, inviando sonde e satelliti. Ci ha sempre affascinato, stimolando la nostra fantasia; i primi film di fantascienza lo vedevano popolato di omini verdi spesso cattivissimi, i temutissimi marziani! Sembra addirittura che, tra la Prima e la Seconda guerra mondiale, alcune potenze europee avessero dei piani “segreti” da mettere in atto nel caso i marziani ci avessero attaccato. Oggi possiamo ben dire che non c’è alcun omino verde su quel pianeta, nemmeno piante o animali così come li conosciamo, perché mancano molte delle condizioni favorevoli allo sviluppo e al mantenimento della vita in superficie. Ma allora perché tanto interesse? La scorsa estate, per una rara coincidenza nelle orbite planetarie, Marte e la Terra si sono trovati “molto vicini”: solo, si fa per dire, 60 milioni di km, più o meno la distanza di un centinaio di viaggi sulla Luna, andata e ritorno. Questo evento sembra non debba ripetersi per moltissimo tempo. La NASA e l’ESA (l’agenzia spaziale europea) ne hanno subito approfittato inviando missioni robotizzate con a bordo sonde telecomandabili da Terra, dei piccoli laboratori in miniatura, per cercare possibili risposte ad antiche domande. Diversi indizi lasciavano intravedere la possibile presenza, in epoche più o meno recenti, di tracce d’acqua su Marte: i famosi canali (che Galileo pensava fossero tecnologie aliene!), molto simili ai nostri canyon; le piccole calotte di ghiaccio ai poli; un qualcosa di simile alla nostra brina sulle rocce, fotografato da una sonda che si posò sul pianeta circa 20 anni fa. Ieri la conferma ufficiale: su Marte c’era dell’acqua, una delle sonde sta camminando sul fondo di quello che una volta era probabilmente un mare, un oceano, o un lago salato. Dunque, questo piccolo pianeta (diametro di 6970km contro i 12756km della Terra) ha avuto qualcosa che fino a pochi anni fa credevamo fosse appannaggio solo della nostro Pianeta. Cosa implica tutto questo? Oggi Marte è un mondo pressoché sterile, e semmai vi sia qualche batterio (le sonde ne stanno cercando), deve essere ben rintanato nel sottosuolo. Sì, perché sopra non sopravviverebbe a temperature medie di –20°C, pressioni atmosferiche di appena 0,006 atmosfere terrestri, raggi cosmici e radiazioni solari nocive di ogni tipo che penetrano facilmente nella tenue atmosfera… Ma se in passato c’era dell’acqua, forse molta acqua, la situazione era diversa. Infatti, la distanza dal sole poco maggiore della nostra e le dimensioni più ridotte lasciano supporre cicli dell’acqua e circolazione atmosferica simili alle nostre: depressioni, pioggia, neve ed escursioni termiche mitigate dal vapore in sospensione, ciò che sulla Terra garantisce l’effetto serra naturale capace di mantenere le temperature tra valori favorevoli alle attività vegetative. Probabilmente, anche l’atmosfera era più viva di oggi e più spessa, ed era in grado di proteggere il suolo dalle radiazioni più nocive, così come avviene sulla Terra grazie ad esempio, alla fascia di ozono. Tutto lascia supporre che se c’era acqua, c’era pure la vita. Che tipo di vita? Purtroppo non possiamo ancora rispondere a questa domanda perché finora non abbiamo trovato alcuna traccia come, ad esempio un fossile. Dove sia finita tutta quest’acqua rimane ancora un mistero: c’è chi dice che sia congelata nel sottosuolo, o chi sostiene che un qualche cataclisma l’abbia fatta disperdere nello spazio insieme a buona parte dell’atmosfera. Fatto sta che gli scienziati stanno già pensando di portare, nelle prossime missioni su Marte, delle piante per provare a farle crescere in piccole serre apposite. La NASA è anche più ottimista e parla di equipaggio umano entro il 2020. Con le tecnologie di oggi, ci vorrebbero circa 6 mesi ad andare e altrettanti a tornare... Non è un problema di poco conto. Il Pianeta rosso torna dunque alla ribalta delle cronache e, giorno dopo giorno, è davvero molto interessante sapere cosa stanno scoprendo sul suo conto quei due robottini. Oltre a Marte, sarebbe opportuno riflettere su qualche dato: in tutto l’universo si contano milioni di miliardi di stelle, e tra queste, molte hanno caratteristiche simili al sole. Ogni sole ha molto probabilmente dei pianeti che gli ruotano attorno (il telescopio Hubble ne ha già scoperti diversi) e tra tutti questi pianeti, alcuni si trovano molto probabilmente in condizioni analoghe alla Terra, per distanza dalla propria stella, dimensione e composizione. Come possiamo pensare, anche solo semplicemente per ragioni probabilistiche, di essere l’unica oasi in grado di ospitare la vita in una così grande vastità?

Autore : Simone Maio

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