00:00 4 Gennaio 2021

CLAMOROSO! Nell’artico canadese aumentano NEVE e GHIACCIO, altro che passaggio a nord-ovest aperto!

Recenti ricerche nell’artico canadese mettono in evidenza, negli ultimi due decenni, un incremento della durata del ghiaccio marino in primavera, accompagnata da una più precoce comparsa della neve e del gelo in autunno. Le cause sono ancora oggetto di studio, ma le speranze di una facile percorribilità dell’area, tanto agognata, sono destinate probabilmente ad affievolirsi.

 

L’artico canadese costituisce una delle aree più complesse e determinanti nello studio della geo-climatologia recente dell’intero emisfero nord, ma anche con riferimento al passato più o meno lontano. Nell’era dei satelliti le epopee degli esploratori artici di fini ottocento e inizi del novecento, appaiono come storie al limite del fantastico e dello straordinario, di quelle capaci di ispirare romanzi d’avventura alla Verne o Salgari, eppure è trascorso poco più di un secolo da quando l’uomo ha iniziato a esplorare, osservare e conoscere questi luoghi.

Di pari passo è andata la raccolta di dati, descrizione di fenomeni, osservazione di fatti, che costituiscono l’unico bagaglio di conoscenze e riferimenti circa il recente passato dell’artico. Oggi, in tempi conclamati di global warming, appare fuorviante, quasi da negazionista, recuperare le esperienze dei vari Peary, Rasmussen, Stefansson ecc., che hanno visitato di persona questi luoghi, hanno vissuto sulla pelle fenomeni ed eventi straordinari, e avuto contatti con le popolazioni locali, fondato avamposti e centri abitati in territori fino ad allora sconosciuti.

Eppure in quel passato, nemmeno poi tanto lontano, ondate di caldo improvvise, distacco di giganteschi iceberg, apertura di canali e passaggi tra i ghiacci, erano fenomeni comuni, come o più di oggi; mentre oggi non si parla d’altro che di un Mar Glaciale Artico senza ghiacci, che presto si passerà a nord-est, a nord-ovest e anche nel mezzo.

Le cose purtroppo non stanno così, e sebbene i proclami di un artico presto libero da ghiacci si inseguono da almeno due decenni, rifissando la data della scomparsa sempre qualche anno più in là, proprio da due decenni si registrano alcuni fenomeni progressivi e in controtendenza, proprio nella regione dell’arcipelago artico canadese, quella che racchiude tra i suoi stretti meandri il mitico passaggio a nord-ovest. Passaggio che altrettanto mitici esploratori come Amundsen e Larsen attraversarono più volte, con imbarcazioni piccole e inadatte, nella prima metà del XX secolo.

Dai grafici ricavati dai dati della piattaforma dell’U.S. National Ice Center, come confrontati con alcuni lavori scientifici recenti, si evince un progressivo ritardo nello scioglimento dei ghiacci marini in primavera, mentre si ravvisa una loro sempre più precoce comparsa in autunno, insieme alla prima neve. I due fenomeni, come è ovvio attendersi, non sono sempre correlati, specie quelli relativi all’ultima neve di primavera e ai ghiacci marini residui.

Le cause di questi fenomeni, anche a detta degli studiosi citati, sono probabilmente da ricondurre alle anomale condizioni di pressione e geo-potenziali che caratterizzano negli ultimi anni le vastità dell’Artide, che generano ripercussioni locali talvolta pronunciate. A queste si aggiungono le condizioni di circolazione superficiale e sottomarina all’interno dell’oceano artico, che in aree complesse e articolate, come l’arcipelago artico canadese, possono generare conseguenze inattese, finanche un incremento del ghiaccio marino di superficie.

Non si può infatti trascurare, che un progressivo riscaldamento dell’Artico può generare precoci e più diffuse nevicate nelle zone marginali, ovvero prossime al circolo polare artico; così come un più esteso e diffuso scioglimento della banchisa artica, può causare un’iniezione supplementare di acque fredde e pesanti, più difficili da smaltire in aree geograficamente più articolate e isolate da soglie di fondale più elevate.

Entrambe le considerazioni sono caratteristiche tipiche dell’arcipelago artico canadese, dove la maggiore disponibilità di freddo e umidità specie all’inizio della stagione autunnale, causata dall’estensione diffusa di canali e bracci di mare aperto, può provocare nevicate più diffuse e precoci. D’altro canto, i collegamenti via mare tra oceano Artico e nord-Atlantico, sono soggetti a soglie piuttosto elevate, come lo stretto di Nares o il canale di Parry, dove a stento si superano i 100m di profondità, e il flusso di acque superficiali è molto condizionato dalle differenze di pressione atmosferica tra nord Atlantico orientale (Baia di Baffin e Mar del Labrador) e Mar Glaciale Artico.

In conclusione, le dinamiche atmosferiche dell’Artico, lungi dall’essere semplificabili e riconducibili a due meri effetti: scioglimento progressivo dei ghiacci marini e riscaldamento dell’aria sovrastante, sono foriere di altri fenomeni ancora ignoti o poco studiati, in un sistema di feed-back che oggi più che in passato, sono non solo interessanti, ma sicuramente determinanti per comprendere il cambiamento climatico in corso, con particolare riferimento a quello che attende l’Europa.

  

 

 

 

 

Autore : Giuseppe Tito