00:00 7 Giugno 2008

L’uomo? No, il clima dipende dal sole

Appare utopistico pensare di mantenere la temperatura del Pianeta ad un livello costante, anche abbattendo totalmente le emissioni di anidride carbonica.

L’uomo? No, il clima dipende dal sole

Ciò che appare clamoroso agli occhi dei centinaia di scienziati non schierati con l’Ipcc, la commissione creata dall’Onu per studiare i cambiamenti climatici, ormai sempre più politicizzata e scientificamente poco attendibile, come dimostrano le decine di defezioni di climatologi e biologi, è che un gran numero di stazioni meteorologiche atte a misurare l’entità del riscaldamento globale si sono trovate improvvisamente inglobate nel tessuto urbano fornendo dati sovrastimati sino a 3-4°C rispetto alle aree rurali.

Questi valori sono però stati comunque omologati e offerti come smoking gun per dimostrare il rialzo termico. I media ci hanno poi portato a pensare che ad un riscaldamento dell’atmosfera corrisponde inevitabilmente un’accentuazione di eventi estremi., ma è bene far notare che gli eventi estremi sono sempre stati presenti sulla Terra e non presentano episodi parossistici particolari durante le fasi calde, anzi sono proprio gli afflussi più marcati di aria fredda ad esaltarli per contrasto alle basse latitudini.

La strumentalizzazione del crollo degli iceberg in Antartide è qualcosa di ancor più clamoroso ed insopportabile. L’Asse di Wilkins dava segnali di cedimento da almeno 15 anni e nulla si è creato dall’oggi al domani.

La stessa porzione di banchisa ha subito numerosi crolli dal 50 ad oggi. La verità è che sotto quella porzione di banchisa è stata individuata una corrente che determina un aumento delle temperature superficiali oceaniche fino a 2,5°C ed è dovuta all’attività di una zona vulcanica sottomarina scoperta solo di recente. Il Global warming dunque non c’entra nulla: la conferma viene dal bilancio dei ghiacci antartici, di cui inspiegabilmente non si parla mai, semplicemente perché non sono in regressione ma anzi registrano nuovi record di avanzamento.

La superficie totale nell’inverno australe del 1979, anno di inizio delle rilevazioni era di 15 milioni di kmq di ghiacci, oggi siamo a 16,2 milioni di kmq, in estate siamo passati da 1,7 a 2,2 milioni di kmq. Come si spiegherebbe allora l’aumento termico di circa 1°C registrato negli ultimi 100 anni su gran parte del Pianeta e responsabile ad esempio del parziale scioglimento dei ghiacciai alpini e della riduzione del 40% dei ghiacci artici? Innanzitutto con un naturale cambio di circolazione atmosferica proprio nelle latitudini settentrionali dell’emisfero boreale, con modifica delle precipitazioni e della distribuzione termica, come conseguenza di un’attività solare che non ha precedenti negli ultimi 11.000 anni.

Tale attività si manifesta attraverso un aumentato del numero delle zone oscure (le macchie solari) sulla superficie del Sole ogni 11 anni. Durante questa fase attiva, il campo magnetico del Sole si intensifica e convoglia verso la Terra dei flussi di particelle cariche. Ad esempio fra il 1645 e il 1715, periodo in cui è stata notata un’assenza totale delle macchie solari, un freddo senza precedenti si abbatté sull’Europa.

Oggi gran parte dei climatologi stimano che un’attività del Sole minima comporti un raffreddamento del clima tra 0,5 e 1°C. Il fisico Mausumi Dikpata dell’ente americano NCAR prevede per il 2012 un picco solare classificabile come “strong”, definito ciclo 24, con temperature globali in nuovo aumento, mentre è previsto un picco molto debole per il successivo 25 che si dovrebbe verificare intorno al 2022. Si tratterebbe addirittura del ciclo solare più debole del secolo e questo potrebbe davvero favorire una diminuzione delle temperature globali.

L’uomo si impegni certamente a non inquinare ma non creda di giocare un ruolo così importante nell’economia del clima.
Autore : Alessio Grosso e team MeteoLive