00:00 12 Maggio 2008

Riscaldamento forse poco globale e poco dipendente dalla CO2 umana

Nel sempre più acceso dibattito sul riscaldamento globale, proviamo ad aggiungere altra carne al fuoco. Il sistema climatico si potrebbe rivelare molto più complesso di quanto si creda.

Riscaldamento forse poco globale e poco dipendente dalla CO2 umana

Sarà globalizzata l’economia, saranno globalizzati i mercati, i trasporti, l’informazione, ma è difficile applicare il concetto di globalità al clima.

Il clima è, per definizione, l’insieme delle condizioni atmosferiche, mediate su lunghi periodi, che caratterizzano una certa regione geografica. Non esiste perciò un clima globale della terra, proprio perché la terra, a differenza degli altri pianeti del sistema solare, non solo è costituita da una superficie molto variegata e per il 70% coperta d’acqua, ma fortunatamente possiede anche un’atmosfera fortemente dinamica nella sua parte inferiore (troposfera), sede di continui scambi di energia e materia; semmai, quindi, esistono molti tipi di clima, ognuno caratterizzato da particolari combinazioni di fattori orografici, geografici, e appunto atmosferici.

Se poi ci aggiungiamo il concetto di “natura dinamica del clima”, certezza scientifica oramai incontrovertibile, ecco che risulta difficile pensare a cambiamenti climatici globali, perdipiù causati esclusivamente da attività antropiche. Molti studi di paleoclimatologia e di climatologia storica, oramai dimostrano inequivocabilmente, che in molte zone del nostro pianeta il clima è spesso cambiato anche in maniera molto sensibile, e non solo con le grandi glaciazioni, poi da qui a dire che il clima sia variato nella stessa maniera e nello stesso periodo in tutto il pianeta, questo sembra molto più difficile da dimostrare.

Sembra molto più logico pensare a variazioni climatiche su scala locale generate da piccole o grandi variazioni di circolazione, che poi ovviamente troverebbero riscontro anche sulle medie calcolate a livello globale. Perché forse il punto cruciale per risolvere il grande rebus dei cambiamenti climatici, potrebbe stare proprio qui, nel capire completamente l’entità e le variazioni, periodiche o casuali, delle grandi circolazioni atmosferiche ed oceaniche che avvengono per cause ancora in gran parte non comprese e principalmente naturali, e dove comunque il bilancio radiativo globale rivestirebbe un ruolo di primo piano.

Inoltre, andrebbero oggi debitamente considerate le recenti variazioni climatiche intervenute a livello locale e circoscritto, dovute alla forte antropizzazione e allo sfruttamento del territorio. Tutto questo per dire che quando si parla di riscaldamento globale, è molto difficile pensare ad un riscaldamento generalizzato ed uniforme di tutta la superficie terrestre, correlato fra l’altro in modo strettamente lineare ad un aumento pressoché costante di CO2 in atmosfera, perché ciò si scontrerebbe con la natura stessa del sistema terra, un sistema altamente complesso che si è evoluto in 4,5 miliardi di anni e che è caratterizzato e controllato da una miriade di fattori, biotici e abiotici, a loro volta interconnessi tra di loro in una intricata rete di interscambi di energia e materia.

La terra non è una semplice macchina di Carnot, quello che accade e si evolve in questo sistema non è sperimentabile e controllabile in laboratorio, anche principi fisici del tipo Legge dei Gas Perfetti o i principi della termodinamica devono essere applicati con cautela, perché la fisica studia casi limite, mentre riesce a spiegare con estrema difficoltà fenomeni complessi come la turbolenza, l’instabilità dinamica, la termodinamica dei processi irreversibili, la dinamica non lineare, i processi stocastici, tutte caratteristiche riscontrabili nei sistemi biologici e nel sistema climatico.

E non facciamoci troppo influenzare neanche dal classico esempio didattico di effetto serra che ci viene propinato e che si riferisce all’atmosfera di Venere, al 98% di CO2 che determina una temperatura superficiale del pianeta termostatata a 460°C, non c’entra assolutamente nulla, se è per questo anche la tenue atmosfera di Marte forse pochi sanno, è composta per il 95% da CO2, eppure qui le temperature superficiali possono scendere fino a 120°C sotto zero.

L’atmosfera terrestre contiene solo lo 0,035% di anidride carbonica, riferito all’aria secca. Da noi l’effetto serra naturale è generato soprattutto e per fortuna dalla presenza di una consistente idrosfera che determina la presenza diffusa di vapore acqueo nei bassi strati dell’atmosfera, che potrebbe essere, secondo alcune fonti, responsabile per il 98% del fatto che la temperatura media del nostro pianeta sia di circa 15°C e non di -18°C, come è stato calcolato sarebbe, in totale assenza di qualsiasi sistema di termoregolazione. Tra l’altro è esperienza comune sperimentare ad esempio quanto una notte nuvolosa sia molto più tiepida di una notte serena.

Del restante 2% di effetto serra naturale sarebbero invece responsabili i gas serra di origine naturale, e la CO2 costituirebbe buona parte di questa aliquota, altri gas serra sono il metano (molto più potente della CO2), il protossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi, esafluoruro di zolfo, ozono troposferico. A questo punto, un piccolo esercizio mentale matematico ci potrebbe far capire quanto i gas serra sarebbero responsabili di quei 33°C di effetto serra naturale: 0,66°C. Da questo semplice calcolo si potrebbe anche stimare il contributo antropico all’effetto serra.

Ipotizzando per assurdo che la totalità dei gas serra sia rappresentata dalla CO2, e prendendo per veri i dati sulle variazioni della CO2 in atmosfera (unica fonte considerata Mauna Loa), che vedrebbe un aumento delle concentrazioni dalle 315ppm del 1958, alle attuali 380ppm, e anche volendo forzatamente attribuire tale aumento interamente alle attività umane (francamente un po’ azzardato), si calcolerebbe un valore teorico massimo di appena 0,11°C (0,66°C, moltiplicato per circa un sesto, che rappresenta il rapporto tra le 65ppm di aumento sulle 380ppm totali), in un lasso temporale a questo punto di circa cinquant’anni. Si noti l’uso obbligatorio del condizionale, così poco di moda ai giorni nostri, e, ricordiamo, l’assunzione per assurdo, che la CO2 costituisca la totalità dei gas serra, visto che è difficile stabilire la sua reale consistenza percentuale rispetto agli altri.

Conoscendo eventualmente anche questo ultimo dato, il valore calcolato sarebbe ancora decisamente inferiore e abbondantemente sotto il decimo di grado. E per concludere in bellezza può essere utile, tanto per tornare ad alimentare i dubbi, riportare quello che a mio avviso rappresenta un paradigma nel palcoscenico della teoria del AGW (Antropic Global Warming): il famoso dato della temperatura più alta mai registrata sulla terra di 58°C a Al’Aziziyah in Libia nel lontano 1922.

A questo punto, o è sbagliata questa misurazione, e allora troverebbero una clamorosa conferma tutte le giuste obiezioni che si fanno ad un sistema di campionamento per certi versi inadeguato ed obsoleto, o, visto che in quella data le concentrazioni di CO2, stando ai dati ufficiali, erano “molto” più basse di adesso, forse c’è da rivedere qualcosa in una teoria, che obiettivamente fa acqua da tutte le parti.
Autore : Fabio Vomiero