15:04 26 Ottobre 2023

GROSSO: “Da un pezzo non si vedevano tante perturbazioni in autunno, è un segnale per l’inverno?”

Un trenino di perturbazioni si è messo in moto dall'Atlantico verso Europa centrale e parte del Mediterraneo, anche se il flusso non è favorevole a far piovere in modo omogeneo su tutte le regioni.

 

L’inverno è ancora relativamente lontano. Molti autunni piovosi non hanno minimamente inciso poi sull’andamento della stagione invernale; in alcune occasioni però un lungo autunno piovoso, addirittura alluvionale come ad esempio quello del 2000-2001, fu all’origine di una stagione invernale che, sebbene non fredda, riuscì a portare diverse nevicate anche in pianura, soprattutto al nord, come quella rimasta storica del 25 dicembre 2000 su parte della Valpadana. 

Naturalmente più si susseguono le perturbazioni e le depressioni nel cuore dell’autunno sino a sconfinare nell’inverno, più ci sono occasioni per veder abbassarsi il limite delle nevicate, poichè dall’Atlantico affluisce aria progressivamente più fredda, specie se intervengono a tratti afflussi di aria artica marittima.

Per trasformare però una stagione autunnale piovosa in una invernale nevosa o comunque perturbata, occorre il contributo dell’anticiclone russo-scandinavo, che ogni volta che prova a formarsi, tra fine novembre ed inizio dicembre, viene puntualmente travolto dall’impeto delle correnti occidentali, accelerate da un compattamento del vortice polare a tutte le quote, cioè sia in tropo che in stratosfera.

Oltre a spingere le masse d’aria miti da ovest verso est, il fiume d’aria messo in moto dal raffreddamento del vortice polare, sospinge verso di noi anche l’anticiclone e, se teniamo conto anche dell’innalzamento di latitudine di questa figura nell’ultimo trentennio, ecco che il gioco del NON inverno è fatto.

Ci sono però anche altri fattori che incidono sull’andamento dell’inverno, come La Quasi-Biennial Oscillation (QBO) è un’oscillazione quasi periodica della direzione dei venti zonali stratosferici equatoriali; il periodo medio è di 28 mesi. 
 
L’inversione si propaga dall’alto verso il basso, a partire da 10 hPa fino a 100 hPa. La fase est (QBO negativa) è normalmente più intensa e breve della fase ovest (QBO positiva). La propagazione verso il basso delle easterlies (venti di provenienza orientale), è lenta e diminuisce col diminuire della quota.
 
La QBO influenza l’attività tropicale in Atlantico; alla fase positiva si associa un aumento del numero delle tempeste tropicali. Inoltre la QBO incide sul regime pluviometrico del Sahel.

L’azione della QBO, interagendo con minimi e massimi solari può favorire riscaldamenti stratosferici durante l’inverno in grado di favorire parallelamente ondate di freddo in troposfera sino alle nostre latitudini. 

La fase negativa attuale farebbe supporre un andamento stagionale caratterizzato proprio da frequenti irruzioni fredde da est, ma tanti altri fattori incidono su questo trend.

Cominciamo allora ad accontentarci di quanto si vede nella prima decade di novembre, con un anticiclone sbilanciato sulla Finlandia e un vortice ciclonico profondo che raggiunge il centro Europa e parte dell’Italia:
E guardate che affondi del vortice polare si ipotizzano prima della fine della prima decade di novembre: se tutto questo avvenisse in pieno inverno le nevicate risulterebbero molto generose, almeno in montagna, ma sappiamo bene che in inverno il vortice polare non è così disturbato…
 
Le anomalie bariche negative (in blu) che vediamo qui sotto e che favoriscono le frequenti precipitazioni che stiamo osservando ad intervalli in questi giorni (per quanto solo nelle aree raggiunte dall’aria umida del Libeccio) potrebbero protrarsi sino alla metà del mese di novembre, spingersi oltre nella linea di tendenza potrebbe diventare un campo minato troppo pericoloso…

 

Autore : Alessio Grosso