La piovosità nell’Oltrepò Pavese
Un esempio dell'importanza dell'orografia nelle precipitazioni.

Espongo qui di seguito alcune considerazioni circa l’andamento pluviometrico rilevato nel ventennio 1987-2006 nell’area dell’Oltrepò Pavese. Ritengo utile per diversi ordini di motivi la focalizzazione su una pur ristretta area territoriale in quanto esemplificativa di una situazione più generale che può accomunare molte zone d’Italia.
L’Oltrepo’ Pavese è situato nell’estremo lembo meridionale della Lombardia, territorio di notevole estensione e grande interesse dal punto di vista naturalistico e meteorologico. Si succedono infatti all’interno di esso, a partire da fiume Po, dalla cui riva destra da cui nasce, numerosi climi e, conseguentemente, numerosi ambienti.
Si parte dalla classica pianura lombarda, dal clima prettamente continentale, per spostarsi poi verso l’Appennino, che gradatamente conduce dalle colline più dolci, in cui si producono rinomati vini, ai monti più alti, verso i 1800 metri del Lèsima, al confine con la Liguria, dove è forte l’influsso del mare.
In una manciata di chilometri si attraversano anche molte culture, ancora oggi separate dalle barriere naturali: Liguria, Piemonte, Emilia, confinano tutte con questa terra.
Veniamo ai dati. Questa in effetti è la prima nota dolente. Bisogna accontentarsi dei pochi dati che ci sono ed avvalersi a volte di stazioni confinanti. Se questo è il modo in cui si vuole ridurre il controllo del territorio, nel caso in questione peraltro franoso, non ci siamo proprio.
Negli anni ’60-70 erano disponibili dati di circa 30 stazioni, oggi ci si ritrova, per avere una serie utilizzabile di dati, alle località di Voghera, Varzi, Valverde e poco più. Rappresentative di situazioni comunque molto diverse fra loro. Il tempo preso in considerazione di soli 20 anni (contro i 30 della regola statistica) è in ragione della carenza di dati disponibili e della volontà di fotografare un eventuale cambiamento climatico molto rapido.
Lo studio è stato commissionato nell’ambito dell’attività di monitoraggio della Comunità Montana dell’Oltrepo’ Pavese.
Voghera: la piovosità media è risultata di 701 mm, in perfetta linea con il dato pluviometrico statistico trentennale ’71-’90. Questo nonostante anni siccitosi come il 2003. Interessante e sconsolante notare invece come sia stata pubblicata una notizia infondata sulla diminuzione di piogge nella stessa località considerando il dato di piovosità massimo assoluto e minimo assoluto, stimando come diminuzione di piovosità la semplice somma algebrica, come se in 20 anni il territorio ne avesse perso il 50%.
Una piovosità comunque non certo alta, che rende conto della posizione peculiare della cittadina, posta a circa 4 Km a nord dell’Appennino, subendo particolarmente gli influssi favonici Appenninici da Sud-Ovest, oltre che, come tutta l’area Padana Nord-Occidentale, quelli Alpini.
Rapidamente la piovosità infatti aumenta a livello del Po, di circa 100 mm/anno. Spostandoci verso Sud ecco la catena Appenninica, la cui “capitale” è Varzi. Varzi è un esempio (al pari di Aosta) di come le località vadano scelte non solo in base all’altitudine tout-court, ma valutando attentamente l’orografia della vallata. E’ situata in un fondovalle che esalta sia le massime diurne estive che le minime notturne. Non a caso l’11/8/2003 il record lombardo è stato registrato proprio in tale località con 41,8 °C. La piovosità annua si attesta appena sotto i 600 mm, ben al di sotto della media delle pendici collinari ( a Valverde, nemmeno 800 metri di quota e una manciata di Km di distanza, si raggiungono quasi 800 mm).
E’ evidente l’effetto di sbarramento delle catene montuose che, più alte, si interpongono fra tale località e il mare, convogliando sul loro lato meridionale la maggior quantità di precipitazioni. Un altro dato sconcertante si evince non dai dati informatici, ma da quelli cartacei, che riportano una rilevazione termometrica fino a pochi anni fa con l’accuratezza del grado. Viene da chiedersi come importanti studi precedenti siano stati compiuti con precisione, se poi la misura del decimo di grado era dovuta non alla sensibilità dello strumento, ma all’errore indotto da semplicissimi calcoli di divisione!
Come detto, la situazione delle precipitazioni rapidamente evolve in positivo salendo ancora di quota: Romagnese, poco oltre i 600 metri, ha una piovosità di circa 800 mm/annui. Ovviamente c’è una relazione fra quota e piovosità. Ce n’è anche una, anch’essa ovvia, e perfettamente ricalcata dai dati ottenuti, fra esposizione alle correnti umide del mar Ligure e la stessa piovosità. Loco Carchelli, situato per una decina di chilometri non in provincia di Pavia, ma nel Genovese, a 610 m. di altitudine, presenta una piovosità di quasi 1600 mm/annui.
Lungo la linea d’aria di circa 50 Km registriamo quindi una differenza di precipitazioni di quasi 1000 mm/anno. Come dire, quanta importanza e quanta attenzione necessita l’interpretazione dei dati troppe volte considerati senza una analisi corretta.
Autore : Marcello Poggi, meteorologo
