00:00 3 Agosto 2007

Alte concentrazioni di pesticidi nelle acque!

Il Rapporto dell'Apat rileva la presenza di sostanze fitosanitarie nei fiumi e nelle falde sotterranee

Alte concentrazioni di pesticidi nelle acque!

Sono ben 119 i diversi tipi di pesticidi che infestano le acque italiane, sia superficiali che sotterranee. Lo rivelano i dati contenuti nel Rapporto sul piano nazionale di monitoraggio, coordinato dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente e i servizi tecnici Apat.

Nel 2006, il più rappresentativo anno delle indagini, i controlli hanno riguardato oltre 3.500 punti di monitoraggio e più di 10 mila campioni, per un totale di quasi 283 mila misure analitiche condotte allo scopo di scovare nelle acque la presenza di pesticidi, o prodotti fitosanitari.

Si tratta di sostanze utilizzate per proteggere le produzioni agricole dall’attacco di organismi nocivi e quindi potenzialmente pericolose per l’essere umano e gli altri viventi. Gli esperti dell’Apat ne hanno riscontrato i residui in 485 punti di monitoraggio delle acque superficiali, pari al 47 per cento del campione, e nel 27,9 per cento dei casi con concentrazioni superiori al limite stabilito. Nelle acque sotterranee invece sono risultati contaminati 630 punti di monitoraggio, nel 7,7 per cento dei casi con concentrazioni anche qui superiori ai limiti di potabilità.

Se si considerano i diversi tipi di pesticidi, le acque superficiali sono di sicuro quelle che ne raccolgono la più vasta gamma:
112 diversi tipi, contro i 48 delle acque sotterranee. Per alcune sostanze la contaminazione è molto diffusa. E’ il caso per esempio degli erbicidi triazinici e alcuni loro prodotti di degradazione. Critica è la contaminazione da terbutilazina in tutta l’area
padano-veneta e anche in alcune regioni del centro-sud: questa sostanza è stata trovata nel 51,5 per cento dei campioni delle acque superficiali, con concentrazioni sopra i limiti nel 29,2 per cento dei casi, e nel 16,1 per cento di quelli delle acque sotterranee, 2,7 per cento dei casi oltre il limite.

I rilievi hanno inoltre permesso di riscontrare ancora tracce di atrazina, residuo di una contaminazione storica dovuta al forte utilizzo fatto in passato e alla persistenza in natura. E ancora, tutta l’area padana è interessata dalla contaminazione da metolaclor
nelle acque superficiali, presente nel 33,3 per cento dei punti, e da bentazone nelle acque sotterranee, con l’11 per cento dei campioni che fanno registrare concentrazioni superiori ai limiti di potabilità.
Autore : Luca Savorani