ABONDANCE: quando il sindaco dà i numeri, ecco come distruggere l’economia di un paese
Un esempio da non seguire. Chiude la telecabina. Un clamoroso autogol per la montagna, lo sci e la mancanza di neve non c'entrano.

Francia, ad Abondance chiudono la telecabina. Ecco una delle tante conseguenze dell’ambientalismo strillone, del catastrofismo di Al Gore: può bastare un anno senza neve per arrivare a questa deciione folle, per mettere in crisi l’economia di un intero paese? I francesi imparino dagli italiani, soprattutto dai trentini e dagli altoatesini, che hanno capito che montagna non significa solo neve e che comunque, dopo lo shock del 1988-89 si sono muniti di cannoni per l’innevamento programmato, preparando piste anche migliori di quelle con neve naturale.
Anche ammesso e non concesso che la neve nei prossimi anni possa ulteriormente latitare, è assurdo privare milioni di turisti di una telecabina utile in tutte le stagioni.
In autunno i sudtirolesi hanno valorizzato il “torgellen” e prima ancora c’è la discesa delle mandrie dai pascoli alle quote basse, poi ci sono le passeggiate autunnali ed invernali fra i boschi su sentieri tracciati anche per l’attraversamento con le ciaspole, ma se la neve non c’è si va a piedi, la montagna è una necessità per tutti in questo mondo stressato dalla tecnologia, sottoposto alla dittatura dell’urgenza. Abbiamo tutti bisogno di ossigenarci, neve o non neve.
Chiudere una telecabina è quanto di più sciocco si possa fare. Si scoraggiano le escursioni in quota, le gite con le famiglie agli alpeggi, si costringono i negozi di articoli sportivi alla chiusura e il messaggio che passa è ancora più drammatico: “non nevica più, lo sci fallirà”. E’ vero, il business ha rovinato la genuinità di questo sport ma metterlo in ginocchio in questo modo significa privare milioni di persone del proprio posto di lavoro.
E Repubblica naturalmente non poteva che cavalcare con enfasi questa decisione con un titolo che lascia interdetti: “addio allo sci per sempre, chiude il paese della neve”, dove si parla di seconde case chiuse e abbandonate ai primi di agosto (decisamente fuorviante). Un amico mi ha subito scritto da Abondance dicendo che non è affatto così, tutti scappano dal caldo delle città anche in Francia e si rifugiano volentieri ad Abondance.
Meno male che è intervenuto Didier Bouvet, medaglia d’oro alle Olimpiadi, che nel suo negozio ha appeso uno striscione: “Salviamo la nostra stazione, manifestiamo tutti”.
E’ chiaro che in tutto questo il cambiamento climatico non c’entra nulla, è tutta politica, come dicono i membri del comitato “Abondance domani” denunciando la totale incapacità di gestire gli impianti da parte dell’amministrazione, del sindaco in primis.
Peccato però che questo non sia il titolo di Repubblica che si compiace invece di buttarla tutta sulle conseguenze del cambio climatico.
Autore : Alessio Grosso
