Per non DIMENTICARE…
Un triste capitolo della storia del nostro Paese.

Nel lontano luglio 1976, una nube tossica si sprigiona per un guasto a un reattore di un’industria chimica a pochi chilometri da Milano.
A Seveso, Meda, Cesano Maderno e Desio le piante ingialliscono,
gli animali muoiono, sui volti e sulle braccia dei bambini compaiono vistose macchie rossastre. E’ diossina. Si scatena l’inferno per 100 mila persone, costrette a fare i conti con un killer invisibile e spietato
Per il resto del Mondo Seveso divenne famosa il 17 luglio 1976, quando, sette giorni dopo la fuoriuscita della nube tossica contenente la diossina e altre sostanze nocive, la notizia dell’incidente apparve per la prima volta su alcuni noti quotidiani.
L’ICMESA, la fabbrica da cui uscì la nube tossica, operava però a Meda già da quasi trent’anni. La sua presenza, infatti, risaliva al 1945 quando la “Industrie Chimiche Meridionali S.A.” divenne una presenza sempre più determinante per la vita e il benessere dei territori di Seveso e Meda.
L’ICMESA era inserita in un tessuto produttivo locale caratterizzato dalla presenza di una serie di industrie chimiche sul corso del fiume Seveso e dei suoi affluenti.
Il 10 luglio 1976, l’incidente. La nube si alzò rapidamente mentre le sostanze inquinanti si diffondevano al territorio, portando con sé l’incognita degli effetti che potevano procurare al sistema biologico dei viventi. In seguito fu il vento e la pioggia a propagare le sostanze inquinanti nell’aria e nella falda acquifera con un’impressionante rapidità. Sostanza che rimasero in “circolo” nell’ambiente per molti anni causando migliaia di vittime nel tempo.
La chimica, che aveva contribuito a cambiare le condizioni di vita durante lo sviluppo economico degli anni 50-60, ora causava degrado e precarietà alla qualità della vita delle comunità umane. La storia legata ai problemi degli insediamenti chimici industriali, in questo territorio della Brianza, ha avuto dunque il suo evento simbolico più importante con l’incidente del 10 luglio.
Con questo avvenimento si rende chiara per la prima volta in Italia, la rottura di un equilibrio e di una complicità tra mondo dell’industria e le comunità locali. L’evento testimonia un limite tra produzione e inquinamento del territorio, un limite che è difficile superare senza arrecare un danno irreparabile.
Un limite che troppo spesso ancora oggi, dopo trent’anni da questa immane tragedia, rischiamo di oltrepassare. Esiste un’ efficace rete di monitoraggio e di controllo ambientale ma si tratta di realtà locali, ancora lontana dall’obiettivo finale di garantire all’individuo, su tutto il territorio nazionale, un futuro più pulito e più sereno.
Autore : Luca Savorani
