La nevicata del Capodanno 1996-97: storie di una notte bianca per le strade della Lombardia
Da un capo all'altro della regione tutti i ricordi di una notte trascorsa tra botti, brindisi e tanta tanta neve

Già da giorni l’inverno aveva mostrato l’intenzione di voler picchiare duro. In quegli ultimi giorni dell’anno la sua carta vincente fu uno scambio di ruoli tra un’alta pressione in risalita verso le isole Britanniche e una concomitante imponente discesa di aria gelida dalla Russia.
Dopo le ottime premesse dei giorni precedenti, arrivammo alla notte tra il 30 e il 31 di dicembre e la neve iniziò a cadere fitta e asciutta su Milano, elettrizzando gli ultimi preparativi per lo “Snow Tour” previsto per la notte successiva quella di San Silvestro. Tutto secondo i piani: al mattino la neve smise temporanamente di cadere ma la temperatura non si alzò mai al di sopra della fatidica soglia di -0°C e la città era dipinta da un bel manto di circa 10 centimetri.
“Che succede, smette? Tutto qui?” I profani della meteo navigavano a spanne e proponevano le loro versioni basate su chissà quali elucubrazioni cerebrali. In realtà, dopo il transito del ramo caldo, eravamo in attesa della ritornante occlusa, quella che ci avrebbe fatto vivere un Capodanno dalle grandi emozioni. E così fu.
Le ombre della sera si portarono dietro i primi nuovi fiocchi. La precipitazione mostrò subito di voler fare sul serio. Dopo la cena, trascorsa con gli amici metà al tavolo, metà tra finestra, balcone e lampione, ebbe inizio la grande avventura. Messa in moto la mitica Lancia Delta Integrale 16 valvole, con tanto di catene sulle quattro ruote e 230 cavalli da domare, ci dirigemmo verso il lodigiano.
Sulle strade le prime persone in difficoltà: una Golf piantata in bilico su una roggia con due ruote all’aria era circondata da una famigliola spaurita. “Ce l’ha un cavo metallico?” Fortunatamente questo cavo saltò fuori. Agganciammo le due auto e non con poca fatica riuscimmo a tirar fuori dai guai quelle povere persone permettendogli di trascorrere la mezzanotte a destinazione.
Proseguimmo il nostro viaggio verso il cremasco. La neve continuava a cadere fittissima e asciutta. La strada statale Paullese, nota per il suo traffico quotidiano ai limiti dell’immaginabile, si era trasformata in una esile traccia tra le campagne. Il cielo delle 2 di notte era così chiaro che si poteva anche camminare a fari spenti.
Le auto si incrociavano proseguendo a passo d’uomo. Ci fermammo a Crema: il silenzio ovattato della notte era miscelato solo al sottile sfiocchettìo dei cristalli che si accumulavano senza sosta. 10, 20, 30 centimetri: “Ma quanta ne sta facendo?” Proseguimmo il tragitto verso la bergamasca.
Facemmo tappa tra Treviglio e Caravaggio erano 5 del mattino. All’uscita di una nota discoteca della zona le anime vaganti di chi aveva speso l’inverosimile per un divertimento che noi per una sera non avevamo accettato, si aggiravano per i parcheggi in cerca delle proprie auto, ormai irriconoscibili sotto una coltre informe di neve.
Colazione con cioccolata calda vista lampione e via verso altre avventure. Decidemmo di fare sul serio e di portarci verso… la valle Seriana. L’alba ci colse di sorpresa e pian piano i fiocchi si diradarono. Lo spettacolo blu pre-alba tutt’attorno ricordava le tipiche atmosfere natalizie norvegesi. In mattinata il cielo rasserenò e lo spettacolo che si parò dinnanzi ai nostri occhi fu spettacolare.
Neve, neve, e ancora neve dappertutto, abeti carichi che a fatica tentavano di liberarsi del peso eccessivo sui rami. Lo spettacolo delle Orobie bianche che giocavano a rimpiattino con il blu carico del cielo era indescrivibile. Il primo tramonto dell’anno sopraggiunse in fretta e furia. Tornammo verso casa non prima di avere attraversato uan fitta coltre nebbiosa che giaceva sulla pianura Padana.
Asfalto bagnato, tanta neve ai lati, nebbia fittissima, buio: insomma visibilità zero! Arrivammo a casa consci di aver vissuto un Capodanno di grande neve e di grande inverno. Ora però era giunta l’ora di andare finalmente a dormire e di continuare a sognare.
Autore : Luca Angelini
