Il tempo non è un robot, inopportune le lamentele di Coldiretti nel Lazio!
Si resta basiti di fronte a certe dichiarazioni.

Per Coldiretti bisognerebbe che tutta le terre coltivabili fossero gestite da un sistema automatico di irrigazione a pioggia, da un sole finto in grado di dispensare solo il calore necessario, di una copertura in grado di evitare le gelate d’inverno e le grandinate d’estate, un sistema utopistico, perché il tempo non è un robot e non agisce a comando, ma soprattutto non è dotato di raziocinio, fa esattamente ciò che vuole.
Non c’era la siccità nel Lazio? Finalmente piove, ma non va bene lo stesso, perché è piovuto troppo, ma cara grazia che è piovuto o Roma ed altre città sarebbero rimaste senz’acqua.
Niente, arriva la solita filippica contro il tempo che si scatena eccessivamente e dovrebbero piovere solo 4-5mm per volta, come se a settembre si potessero comandare i temporali.
Nel Lazio con il +222% è caduto più del triplo della pioggia di settembre, compensando una stagione estiva avarissima di temporali e una primavera altrettanto avara di precipitazioni.
Che poi le piogge per poter essere assorbite dal terreno devono cadere in modo continuo e non violento lo sanno anche i muri, ma francamente in occasioni come queste si prende tutto, pur di ridimensionare l’emergenza e visto che l’alluvione non è arrivata prendiamone atto e tiriamo un sospiro di sollievo.
E invece ecco che il discorso prende la solita piega sulla tropicalizzazione del clima, "con il terreno che non assorbe più l’acqua per colpa del consumo di suolo che ha provocato un irresponsabile scomparsa di oltre un quarto della terra coltivata (-28%) negli ultimi 25 anni in Italia, dove sono rimasti appena 12,8 milioni di ettari superficie agricola utilizzata".
Per carità, siamo i primi ad essere sensibili sulle tematiche ambientali, sullo sfruttamento intensivo del territorio, sull’incuria degli alvei di fiumi e torrenti, purché il discorso non serva solo a giustificare rincari eccessivi ed ingiustificati dei prezzi al consumo.
Autore : Alessio Grosso
