20:34 7 Dicembre 2023

CLIMA inceppato: è sempre la stessa storia, anno dopo anno, anche questo sarà un “invernicchio”?

Il cambiamento climatico è ormai avvenuto alla fine degli anni 80 e da allora, pur tra qualche annata più fortunata, seguitano a riproporsi in maniera sempre più grave gli stessi schemi barici, per settimane e settimane, addirittura mesi interi.

L’anno finisce spesso così come comincia. Lo fa ormai da troppi anni. Il clima è cambiato radicalmente dalla metà dalla fine degli anni 80 e così è rimasto, anche se molti ritengono la vivacissima parentesi tra il 1970 e il 1987 come un’eccezione, che coincise peraltro con siccità storiche nel Sahel. 

In ogni caso negli ultimi 35 anni le anomalie bariche sul Vecchio Continente sono diventate così palesi, ripetute e costanti che, tranne qualche annata più fortunata tra il 2000 e il 2012, si potrebbe quasi indovinare il tempo di tutto l’anno a grandi linee senza commettere grossi errori, puntando su anomalie positive di temperatura e pressione, così come su precipitazioni sempre più sporadiche, pur ancora con l’eccezione del sud.

Perchè al sud lunghissimi periodi asciutti vengono poi compensati su molte zone da alluvioni tremende? Non basta l’incuria del territorio e nemmeno l’urbanizzazione selvaggia a giustificarlo ma il mare più caldo che reagisce creando mostri temporaleschi al primo spiffero di aria fresca, perchè qui per far piovere non servono chissà quali configurazioni bariche. 

E qui, ad onor del vero, va evidenziato che una previsione catastrofista degli anni 90, che prevedeva un sud costretto a desalinizzare l’acqua del mare per soddisfare la richiesta idrica, non ha per il momento trovato conferma nei fatti.

Eppure l’anno meteorologico è ormai prevedibile, come se avesse trovato delle linee guida essenziali. La prima linea guida è la dominatrice assoluta: l’alta pressione, che sia africana o no, sul Mediterraneo ci ha messo le radici.
La seconda è la corsa folle del vortice polare d’inverno ma a latitudini sempre troppo alte, cioè senza quasi più affondare con veemenza nel Mediterraneo. 

Lo abbiamo scritto per molti anni del resto: la cintura degli anticicloni subtropicali si è spostata di molto verso nord e un anticiclone africano sempre più potente domina i cieli della nostra patria per quasi tutta l’estate e per quasi tutto l’inverno.

L’immagine qui sopra ci dice chiaramente chi comanda il tempo per mesi e mesi sull’Europa meridionale.

Per fortuna ci restano ancora le stagioni intermedie: da ottobre a metà dicembre si ha quasi l’impressione di tornare a vivere un clima più dinamico, "normale", aldilà del significativo soggettivo che può avere il termine. 

Addirittura quasi ogni anno ci si illude che il grande lago freddo dell’anticiclone siberiano possa impossessarsi dell’Europa e invece ci si dimentica che poi bisognerà fare i conti con la solita veemenza del vortice polare, che piallerà tutto con i suoi venti da ovest miti e spazza inverno.

Le grandi nevicate invernali sulla East Coast invece si ripetono quasi ogni anno e probabilmente seguiteranno a ripetersi ancora, del resto il vortice polare ha scelto quell’area come sua residenza preferenziale e non fa difficoltà ad inviare la sua bella dose di freddo e neve anche molto più a sud di New York.

La stagione invernale italiana prosegue invece poi con un tentativo dell’aria fredda di penetrare da nord su Balcani, regioni adriatiche e meridione (solitamente intorno all’Epifania), con un secondo tentativo tra fine gennaio ed inizio febbraio con neve a bassa quota sul medio Adriatico ed Appennino meridionale.

Infine c’è qualche "goffo" progetto di vedere qualche scampolo di inverno anche al nord e sul Tirreno in febbraio o qualche rigurgito di freddo tardivo a marzo o aprile.
Ma anche la primavera è in crisi: le perturbazioni da ovest non entrano più con l’efficacia di un tempo e sono ridotte a qualche comparsata, i temporali sempre più spesso in pianura si contano sulle dita di una mano, l’estate è rovente con record sfiorati o superati quasi ogni anno.

Da notare poi l’altra tremenda anomalia barica costituita dal famoso "black hole" nell’aria prossima alle Azzorre, in cui le saccature atlantiche sembrano scegliere come area preferenziale sulla quale gettarsi. Di conseguenza, come in un sistema di vasi comunicanti, sull’Italia sale tutta l’aria calda possibile dall’entroterra africano e l’anticiclone gonfia il petto e non si muove più dallo Stivale.

Qui sotto un esempio di "black hole":

Cambierà questa situazione? Qualche "fuori programma" indubbiamente non mancherà, ma nessuno sa veramente cosa succederà solo tra 5 o 10 anni; di certo se continuerà a diminuire il gradiente termico tra Polo ed equatore, ossia se al Polo farà sempre meno freddo, sarà difficile che si inneschino quegli scambi meridiani di calore che tanto assicuravano la variabilità climatica alle nostre latitudini. 

Autore : Alessio Grosso