Gentile Dott.Grosso,
lavoro per il Quotidiano La Nazione. Nel giornale di oggi c'è il titolo cubitale "Mai Più". Nonostante avessi avvertito del grandissimo pericolo non sono stato considerato. Sono un semplice impiegato che ha cercato di rendere un servizio per la comunità. Questo mio allarme è stato totalmente ignorato. Ho testimoni che lo possono confermare. Mi sento tremendamente preso in giro perché nella prima pagina de La Nazione il trafiletto recita: "Sei morti accertati tra Spezzino e Lunigiana. Una decina di dispersi. Ma la tragedia non è solo colpa della natura: ancora una volta è mancata la PREVENZIONE. Sono incazzatissimo. Questa ipocrisia non l'accetto.
Il mio giornale poteva dare l'allarme con giorni di anticipo. Allertare Prefetture e Protezione civile. Essere testimone della prevenzione e dei soccorsi.
Con un allarme a tutta la popolazione buona parte delle vittime si poteva salvare. Niente è stato fatto. Un camionista sull'autostrada con il suo Tir è stato travolto da una frana. E' stato recuperato 5 ore dopo perché il tratto autostradale doveva essere sgombrato. Probabilmente se usciva completamente dalla sede stradale lo riprendevano dopo tre giorni. A Vernazza l'antico alveo del torrente (che segue la strada principale della cittadina) è stato interrato per farci il selciato. Il torrente ha ripreso il suo spazio naturale.
Questo antichissimo borgo medievale ha subìto cicliche alluvioni, ma nel Terzo Millennio le vite potevano essere salvate. La popolazione non è stata avvertita. Io punto il dito sulla Prefettura e sulla Protezione Civile. Anche a Borghetto Vara il fiume ha esondato riprendendo il suo spazio naturale.
Qui a fianco lo stato in cui versa Vernazza, foto di Riccardo Denis.
L'edilizia deve continuare a costruire, altrimenti si affamano famiglie. Si permette di costruire negli alvei dei fiumi. Nel caso delle Cinque Terre non si procede a sistemazioni di ingegneria idraulica a monte dei borghi marinari. Io ho un brutto pensiero. Molto brutto. Che in tutta questa tragedia c'è gente (come nel caso dell'Aquila) che sorride e scherza, aspettando il momento di potersi arricchire ulteriormente con la ricostruzione. I Governi che erogano miliardi che vanno ai soliti noti.
Il brutto pensiero abbraccia anche le connivenze tra politici e imprenditori edili. La prevenzione costa. La ricostruzione crea occupazione e soprattutto molto denaro (per pochi). Si ripete il solito refrain: incopententi e mascalzoni si approfittano delle disgrazie altrui. Sarebbe veramente la volta buona di finirla!
Germano Fabris - Firenze