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Un Inverno ancora pieno di sorprese

Ma forse non quelle che tutti speriamo

In primo piano - 9 Febbraio 2001, ore 10.41

Una settimana caratterizzata dopo la discesa fredda dalla Scandinavia, da un graduale aumento delle temperature, dalla rotazione dei venti da occidente o scirocco, da una variabilità poco nuvolosa, da un sentore a tratti quasi primaverile. Eventi che hanno provato gli appassionati dell'inverno che hanno visto gradualmente sparire il manto bianco fin nelle quote appenniniche superiori, lasciando esterrefatti gli operatori e gli sportivi che già speravano in un inizio di stagione sciistica seppur con notevole ritardo rispetto agli altri anni. Ma il verde impera e già i mandorli anche qui a 600 mt hanno iniziato il loro cammino primaverile abbozzando timidi boccioli, mentre a quote più basse già una decisa fioritura riempie i rami ormai pronti a ricevere il sempre più caldo abbraccio solare. E come sempre accade tutto questo idillio primaverile verrà prima o poi stroncato da qualche ondata fredda che certamente non mancherà in questi due mesi di flagellare la penisola. Perché non è possibile credere che tutto sia finito qui, specie in una situazione invernale come questa che ci ha caratterizzato che si distingue principalmente dalle altre precedenti per la sua dinamicità e peculiarità negli eventi che tutto hanno contenuto meno che la normalità climatica, che dovrebbe portare la stagione ad assumere energie e freddo dall'est, ma che mai come quest'anno ha subito attacchi ed eventi da tutti gli altri quadranti meno che quello deputato come di ruolo nel gioco stagionale. Ma guardando a più vasta scala le anomalie si notano dovunque, quadranti settentrionali e orientali europei con temperature nettamente superiori alla norma, atlantico più freddo del solito causa latitanza della Corrente del Golfo, mentre oltre oceano abbiamo assistito ad ondate di gelo degne di nota come negli Stati Uniti o in Cina e Mongolia con record che resteranno nella storia climatologica e nelle cronache dei tempi visto che ad esse si è accompagnata anche una serie di eventi e danni che i giornali e le tv hanno subito sottolineato e certamente anche enfatizzato visto che ormai è d'uso portare all'assurdo situazioni che pur essendo particolarmente acute, non hanno poi così drastiche risonanze su vasta scala come a volte ci vogliono far credere. Eppure tanti danno l'inverno finito concluso e chiuso, mentre ancora molto è in gioco e le sorprese sono all'uscio. Già dalla prossima settimana potrebbe cambiare radicalmente la situazione, accentuandosi più nella fase calda, o addirittura invertendo la rotta e lasciando sfogo alle correnti orientali di prendere mano sullo scacchiere europeo. E a più lungo termine chissà ancora quali scenari potremmo trovare, in un ciclo climatico che di particolarità ne ha fatte vedere davvero tante, da lasciare inebetiti anche i modelli di previsione che mai come quest'anno hanno dovuto più volte stravolgere le loro convinzioni anche qualche ora prima che gli eventi avvenissero, sicuri di aver centrato una situazione che invece ha avuto risvolti impensati all'ultimo minuto, segno che la circolazione generale e ancor più quella locale mediterranea hanno subito forze che hanno creato situazioni non classificabili facilmente nella loro evoluzione. Dobbiamo anche tener conto che l'orografia e la posizione particolare della nostra penisola gioca molto a sfavore di previsioni a medio-lungo termine, ma mai come questo ciclo si sono verificati clamorosi dietrofront dei modelli. Quindi pronti a tutto cari colleghi e amanti della meteo e se non sarà freddo e se non sarà neve, comunque la natura ci stupirà ancora con le sue imprevedibili meraviglie.

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