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SPECIALE: la NEVE in APPENNINO; 31 giorni di neve annui a Pietracamela

A cura del servizio Meteomont, pubblicazione su Aineva, riduzione di Alessio Grosso.

In primo piano - 25 Settembre 2008, ore 10.48

L’analisi delle serie storiche dei dati termo-nivometrici registrati dal 1978 ad oggi nelle stazioni meteomont dell’Appennino centrale mostra un evidente incremento delle precipitazioni nevose e dell’intensità dei fenomeni nevosi, localmente riscontrato in alcuni settori delle Alpi orientali, ed i controtendenza rispetto a ciò che è riscontrato sull’Appennino settentrionale e nel dominio alpino e prealpino centro-occidentale. D’altra parte però, viene confermata la tendenza ad un certo incremento delle temperature minime medie registrato nello stesso periodo nell’intera dorsale alpina ed appenninica settentrionale. I primi importanti risultati di questa ricerca, contribuiscono a far sorgere alcuni interrogativi che, considerando i dati in possesso, saranno oggetto di successive analisi: avremo una intensificazione e diffusione di eventi meteorologici estremi e di conseguenza si verificherà un ulteriore decremento della sicurezza in montagna? Varierà sostanzialmente il pericolo di valanghe? Si avranno benefici di tipo idrologico conseguenti alla piu rapida ablazione delle nevi derivante dall’aumento delle temperature? L’evoluzione naturale del clima alla scala regionale piuttosto che a quello globale suggerisce di approfondire ed ampliare il monitoraggio e di sviluppare tecniche di analisi statistiche sui dati meteonivologici in ambiente appenninico che, grazie alla sua ubicazione geografica, è più di altri indicatore sensibile ai cambiamenti climatici derivanti da eventi naturali e da possibili forzanti antropiche. L’esame delle medie mensili del numero di giorni nevosi durante i quali si registrano precipitazioni nevose maggiori di 1 cm di spessore, evidenzia una distribuzione generalmente unimodale, con un massimo in febbraio e valori appena inferiori in gennaio e marzo. Il segnale medio stagionale evidenzia come il numero di giorni nevosi per stagione sia compreso tra i 15 di Assergi ed i 31 di Pietracamela. L’analisi delle tendenze medie mensili e stagionali degli ultimi 30 anni evidenzia un aumento dei giorni nevosi nei mesi di dicembre ed aprile a cui si contrappone una generale diminuzione dei giorni nevosi nel mese di febbraio. La tendenza media stagionale rivela infine una diminuzione dei giorni nevosi più significativa nelle stazioni poste a quote inferiori ai 1300 metri circa. Analizzando infine il rapporto tra precipitazioni nevose e giorni con nevicate si è ottenuta una media mensile e stagionale dell’intensità dei fenomeni (cm di neve fresca nelle 24 ore), la cui tendenza per la maggior parte delle stazioni in esame mostra un generale e diffuso aumento dei valori. Nell’andamento delle tendenze nivometriche appena evidenziate, appare probabile che alcuni pattern sinottici, collegati alla maggiore frequenza di situazioni anticicloniche di natura termica e/o dinamica sull’Europa centro-settentrionale e di depressioni più frequenti sul Mediterraneo centrale (situazioni di NAO negativa), possano determinare una fenomenologia più diffusa ed intensa sulle regione esposte alle masse d’aria del primo quadrante (regioni del medio Adriatico) mentre determinino un calo generalizzato dei cumuli nivometrici sulla regione alpina e appenninica settentrionale. (Fazzini et al., 2005). L’analisi delle temperature minime conferma alcuni risultati evidenziati dalla ricerca preliminare sui dati forniti dalle reanalisi atmosferiche globali realizzate dal NCEP degli USA (National Center for Environmental Predictions). Più in particolare, essi confermano un innalzamento della quota media stagionale dello zero termico, valutabile in circa 150 metri sul settore settentrionale dell’Appennino; tali valori si riducono notevolmente sul settore appenninico centrale, probabilmente a causa della maggiore frequenza di avvezioni fredde di origine polare continentale o intermedia. I modelli di simulazione climatica, relativi ai prossimi decenni, indicherebbero, pur con notevoli incertezze, un incremento quantitativo dei fenomeni nevosi intensi a quote di poco superiori a quelle odierne, con accumuli di coltri nevose molto spesse ma caratterizzate da nevi più dense ed umide. Anomale ondate di calore frequenti anche durante il corso dell’inverno provocherebbero rapidi fenomeni di ablazione che, oltre a ridurre repentinamente la durata della copertura nevosa, potranno determinare importanti influenze sull’instabilità del manto nevoso e, più in generale, incrementare il rischio idrogeologico, incidere significativamente sul bilancio idrologico.

Autore : A cura dell'Aineva, sintesi di MeteoLive

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