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Settembre 2008: la banchisa artica soffre ancora ma non collassa

Ancora una volta, le previsioni catastrofiste, che ipotizzavano per questa estate un Mar Glaciale Artico per la prima volta senza ghiacci, sono state puntualmente smentite.

In primo piano - 24 Settembre 2008, ore 09.19

La breve estate artica è oramai definitivamente archiviata. La configurazione astronomica si è sensibilmente modificata, e ci ha portati velocemente all'equinozio d’autunno. Da questo momento il Polo Nord geografico sprofonderà verso il lungo sonno invernale, il che significa che per i prossimi sei mesi il sole rimarrà costantemente sotto il piano dell'orizzonte. In genere, è proprio nella fase pre-equinoziale, che la calotta glaciale artica raggiunge la sua minima estensione, sfiancata da lunghi mesi di insolazione continua e di temperature molto spesso critiche per le masse glaciali. Secondo l'Università dell’Illinois, ente che elabora e divulga i dati provenienti dal NSIDC (National Snow and Ice Data Center), l'estensione minima della banchisa artica è stata raggiunta quest’anno intorno a metà settembre con un valore di 3,004 milioni di chilometri quadrati. Un dato tutt’altro che positivo, ma che pur allineandosi quasi perfettamente al valore raggiunto l’anno scorso di 2,92 mil. di Kmq, che rappresenta tutt’ora il record storico negativo, lo supera seppur di un esiguo 3%. Un altro dato interessante, riguarda però la forma della calotta glaciale artica, che rispetto all’anno scorso, ha visto si un’ulteriore arretramento in corrispondenza della Siberia centrale e quindi nel mar di Kara, tanto da liberare momentaneamente il passaggio a nord-est, ma ha visto anche contemporaneamente una discreta ripresa dei ghiacci andare a ridimensionare parzialmente l’enorme voragine creatasi appunto l’anno scorso in corrispondenza del mar di Chuckchi al largo di Alaska e Siberia orientale. Tuttavia, dall’analisi della breve serie storica disponibile dal 1979, resa possibile con l’avvio dell’era dei satelliti artificiali dedicati allo studio del clima, emerge un trend abbastanza netto verso un progressivo e sempre più rapido scioglimento estivo dei ghiacci marini artici. Per capirci, se dal 1979 al 1997 la media dell’estensione minima era sui 5 milioni di kmq, con una riduzione tendenziale quasi trascurabile, successivamente la media si è ridotta a circa 4 mil.di Kmq fino al 2006, per poi subire un vero e proprio tracollo nel 2007 e 2008 attestandosi a soli 3 mil. di Kmq. Questo significa che, rispetto agli anni ottanta per esempio in termini percentuali, l’area attuale dei ghiacci marini artici in estate si è ridotta del 40%. C’è da ricordare però che il monitoraggio dettagliato e le misurazioni accurate della banchisa artica, che costituiscono quindi dati certi, sono possibili soltanto dal 1979; quello che è avvenuto prima invece, lo possiamo soltanto al massimo ipotizzare ricavando e assemblando dati molto approssimativi (proxidata) ricavati con tecniche di indagine molto diverse tra di loro e quindi anche difficilmente confrontabili. Ciò vuol dire, che la finestra temporale utile ai nostri ragionamenti e ai nostri modelli matematici è forzatamente limitata ad un trentennio al massimo, perché purtroppo non è possibile sapere con altrettanta precisione com’era la calotta artica nel 1930, nel medioevo o cinquemila anni fa. La situazione oltretutto si complica a dismisura se si cerca di comprendere la causa di questo trend negativo in atto al Polo Nord, e soprattutto se si cerca di prevederne l’evoluzione futura. Sarà il riscaldamento globale antropico, sarà la variazione di attività solare, sarà l’attività geologica e vulcanica sottomarina, saranno le combinazioni astronomiche, saranno semplicemente le variazioni più o meno periodiche delle grandi circolazioni termoaline ed atmosferiche ancora poco conosciute. Fatto sta, che le previsioni, o proiezioni, disponibili elaborate dai modelli matematici stante la serie storica estremamente ridotta, sono ancora incerte come un terno al lotto; chi diceva scioglimento totale della banchisa artica per quest’anno, chi invece colloca tale evento tra il 2015 e il 2030, chi entro il 2100. Per inciso e per sdrammatizzare un po’, ricordo che proprio un modello matematico di poco tempo fa, prevedeva che il recente record del mondo sui cento metri di nove secondi e sessantanove centesimi ottenuto da Bolt alle recenti olimpiadi di Pechino, si sarebbe dovuto raggiungere solo nel 2030. Questo per dire che trent’anni di osservazioni, forse, non sono assolutamente sufficienti per sentenziare con certezza le sorti del Polo Nord. Nel frattempo le ultime immagini satellitari mostrano una banchisa artica che si sta piano piano ricompattando e dove sono evidenti i primi segnali di ripresa. Precoci nevicate infatti hanno già imbiancato abbondantemente l’intero arcipelago canadese e tutta una vasta area ad ovest della baia di Hudson fin sotto il sessantesimo parallelo.

Autore : Fabio Vomiero

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