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Occhio al MAL di MONTAGNA!

Il turismo alpino è in costante crescita, ma spesso si sottovalutano molti importanti aspetti legati alla sicurezza e alla sopravvivenza in ambienti estremi come l'alta quota.

In primo piano - 15 Giugno 2017, ore 15.34

Insieme a zaino, scarponi, corde e chiodi, nell'affrontare la montagna, è importante avere, nel proprio bagaglio, le conoscenze mediche legate all'ambiente con cui ci si confronta.

Ma quali sono i pericoli più comuni legati all'alta quota? Intanto, per il cosiddetto "mal di montagna", tipico di chi passa, in poche ore, dal livello del mare ad alta quota, solitamente oltre i 2500 metri, il consiglio è di scendere e di risalire eventualmente in modo graduale, a tappe, evitando sforzi fisici per consentire all'organismo di contrastare l'ipossia ipobarica con una serie di compensazioni fisiologiche che, nel giro di alcuni giorni, determinano l'acclimatamento all'alta quota.

Nella troposfera la concentrazione dell'ossigeno rimane costante al 21% a qualsiasi altitudine, mentre varia la pressione parziale dell'ossigeno respirato, che decresce proprio in funzione della pressione barometrica. In pratica, più si sale e più diminuisce la pressione barometrica determinando uno stato di ipossia, una riduzione cioè della pressione arteriosa dell'ossigeno, che condiziona le prestazioni fisiche.

A quote molto elevate, anche gli occhi sono a rischio. Infatti, a causa della riduzione del pulviscolo, delle nuvole e del vapore, i raggi ultravioletti aumentano d'intensità (4-5% per ogni 300 m. di altitudine) e, in caso di neve al suolo, si aggiunge una maggiore riflessione dei raggi solari.

Gli occhiali da sole sono dunque d'obbligo e devono avere lenti scure con schermatura laterale per evitare un maggior assorbimento di raggi da parte della cornea e per evitare fastidiose infiammazioni (cheratiti). Attenzione anche alla pelle: l'herpes e gli eritemi, attivati dai raggi UV sono in agguato.
 
E' bene quindi non esporsi al sole nelle ore in cui il sole è allo zenit, cioè in posizione verticale e più del 50% dei raggi UV raggiungono la superficie terrestre, e usare, nelle altre ore, adeguate protezioni.

Molti sottovalutano i rischi per la salute e per la vita legati a queste attività, senza includere nel proprio addestramento le minime conoscenze mediche che li rendano coscienti di quel poco calcolabile fenomeno chiamato "malattia di alta montagna".


Autore : Alessio Grosso

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