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L'Artico torna a correre, che numeri a marzo e aprile!

Clamorosa accelerata dell'estensione glaciale sull'oceano Artico. I dati che andiamo ad analizzare risultano ancor più significativi se comparati con quelli invernali ma soprattutto con la media trentennale dalla quale si evince un trend in inequivocabile ascesa dalla fine del 2007 ad oggi.

In primo piano - 7 Aprile 2010, ore 12.13

L'avevano dato per spacciato, ma non avevano fatto i conti con l'oste. L'oste potrebbe essere, anzi per buona parte seppur indirettamente lo è, il Sole. Fatto sta che Lazzaro è tornato alla vita e ora non solo cammina ma addirittura corre. I numeri che ci continuano a giungere dai vari centri climatologici specializzati, come lo NSIDC dell'Università del Colorado (USA) su dati NASA e il Polar Research Group dell'Università dell'Illinois (sempre USA) su dati NOAA, sono a dir poco clamorosi. Il primo Istituto ci mostra l'andamento attuale comparato con la media riferita all'intervallo temporale 1979-2000 e ci fa sapere che il 31 marzo scorso è stato rilevato il massimo di estensione glaciale dall'inizio delle rilevazioni satellitari (1979), con 15,25 milioni di kmq. Dopo un inverno sotto tono, a marzo le cose sono radicalmente cambiate e la massa glaciale, pur iniziando il fisiologico assottigliamento stagionale, continua a crescere se riferita ai valori medi dell'ultimo trentennio. Piombati a febbraio sotto media di oltre 1 milione di kmq, i ghiacci artici hanno mostrato uno sprint di assoluto rilievo a marzo, recuperando 350 mila kmq e portandosi 670 mila kmq al di sopra del minimo assoluto del 2007 che durante l'inverno era stato sforato più volte. I dati provenienti dall'Università dell'Illinois sono ancor più interessanti, perchè riferiti ad una media più ampia, compresa tra il 1979 e il 2008. Ebbene rispetto a tale media mancano solo 100 mila kmq al pareggio, quanti ne mancavano nell'autunno del 2005, ma qui il trend era in evidente discesa. Osservando attentamente i grafici infatti emerge il dato più importante di tutti: quello che vede inequivocabilmente un'inversione i tendenza, un trend non più in discesa ma in netta, improvvisa e costante salita a partire dall'abisso raggiunto alla fine del 2007. Secondo i climatologi l'ottimo stato di salute in cui versano attualmente i ghiacci artici è dovuto sia alle abbondanti precipitazioni nevose dell'inverno avvenute intorno al Circolo Polare Artico, sia alla costante presenza di venti freddi e di correnti oceaniche favorevoli sul comparto pacifico prospiciente lo Stretto di Bering. Nelle zone centrali dell'Artico invece le temperature risultano ancora leggermente sopra media e il ghiaccio è ancora piuttosto giovane, quindi maggiormente soggetto alle fluttuazioni stagionali. Con il proseguo della stagione dovremo pertanto attenderci un rientro dei valori rispetto allo sprint primaverile, pur sempre proiettati questi ultimi verso una ulteriore ripresa della superficie glaciale a ulteriore smentita (se ancora ce ne fosse bisogno) dei dati catastrofici inseriti nell'ultimo rapporto dell'IPCC e non solo. Insomma anche stavolta, nonostante tutti i media tacciano l'evento in attesa magari di qualche iceberg alla deriva, la nostra riserva di acqua dolce più vasta dell'emisfero è salva.

Autore : Luca Angelini

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