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L’alta pressione delle Azzorre: una scomoda presenza invernale sul nostro Paese...

Da diversi anni i nostri inverni sono sempre caratterizzati dalla presenza più o meno massiccia dell’alta pressione delle Azzorre, sempre in agguato e pronta ad entrare in azione sul nostro Paese non appena l'inverno emette i primi vagiti...

In primo piano - 23 Dicembre 2019, ore 12.30

Vi ricordate le irruzioni fredde da est con l’alta pressione Russa distesa a ricoprire parte dell’Europa centrale e il flusso atlantico basso di latitudine che interessava il vicino Atlantico e la Penisola Iberica? Quasi sicuramente si, anche perché situazioni del genere determinavano diffuse nevicate anche in pianura ed il freddo permaneva per giorni e giorni, prima di un successivo riscaldamento.

Anche negli anni 80 queste situazioni si verificavano con una certa frequenza, mentre già negli anni 90 sono diventate sempre più rare.

Che la situazione a scala europea sia cambiata in questi ultimi anni è sotto gli occhi di tutti e questo cambiamento si evidenzia maggiormente nel periodo invernale. Le ondate di freddo sono effimere, le nevicate in pianura molto più rare (se non assenti) e soprattutto si registra una drastica diminuzione delle gelate che molto spesso aleggiavano anche in pianura di notte e al mattino presto. 

Volendo analizzare più tecnicamente la situazione, risulta ancora difficile stabilire le cause di questo cambiamento, ma osservando i grandi centri di alta e di bassa pressione dislocati a scala europea, non si può fare a meno di notare alcune cose.

L’alta pressione delle Azzorre, presenza estiva per eccellenza che ci consente di godere del solleone di luglio e agosto, in questi ultimi anni risulta molto presente anche nel periodo invernale. Il suo territorio di competenza nel semestre freddo dovrebbe essere relegato all’Atlantico portoghese se non più a sud, con la Penisola Iberica meta delle perturbazioni oceaniche, foriere di tempo perturbato.

Se osserviamo la sua posizione nel corso degli ultimi inverni, ci accorgiamo che tale figura stabilizzante, che nulla ha di invernale, si trova spesso troppo a nord. Addirittura in questi ultimissimi anni, la sua presenza è talmente ingombrante che costituisce addirittura un blocco per le normali correnti perturbate atlantiche. Le sue continue puntate verso le Isole Britanniche innescano addirittura ondate di freddo sull’Europa centrale e sull’Italia.

Questo tipo di irruzioni da nord hanno carattere effimero: esaurita la colata fredda l’alta pressione tende nel 90% dei casi a spanciare sul Mediterraneo, determinando vertiginosi aumenti termici, specie in quota. 

Come se non bastasse, le regioni del nord Italia si trovano spesso sottovento alle correnti settentrionali e questo rende aridi gli inverni dei settori alpini italiani e della Pianura Padana anche dopo autunni molto piovosi come quello passato. 

Anche le perturbazioni atlantiche che si presentano sull’Europa devono fare i conti con la distorsione delle correnti operata sempre dall’alta delle Azzorre; di conseguenza la loro penetrazione sul Mediterraneo non è spesso garantita ed i fenomeni risultano effimeri e transitori.

A tutto ciò si associa la cronica mancanza dell’alta pressione russa, il grande artefice degli inverni degli anni 60 e 70 che nell'ultimo ventennio risulta praticamente scomparsa. 

Questo grande anticiclone termico, salvo brevi e fugaci apparizioni, risulta incapace di distendersi in direzione dell’Europa centrale e determinare ondate di freddo intense e prolungate.

Una domanda ora sorge spontanea: si tratta di un nuovo trend climatico oppure è solo un ciclo che sarà destinato ad esaurirsi? A questa domanda è assai difficile rispondere anche se le preoccupazioni salgono ad ogni inverno stante la presenza ormai pressochè costante di questa condizione barica sul nostro Continente nel semestre freddo. 

Premettendo che il clima non cambia da un decennio all’altro, risulta difficile pensare che si tratti di un cambiamento radicale di circolazione. Alcuni studiosi ci provano, tirando in ballo la Corrente del Golfo, altri mettono sotto accusa il vortice polare che da diversi anni risulta troppo “profondo”. E' anche probabile, tuttavia, che si tratti di un semplice ciclo climatico dalla durata imprecisata. 

Infine, il pensare che tutto ciò sia dovuto alle attività umane e problemi connessi (effetto serra e altro) è ancora tutto da dimostrare, anche se effettivamente qualche timore inizia a sussistere


Autore : Paolo Bonino

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