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GROSSO: "due episodi freddi in poche settimane, ora si guarda ai cicloni atlantici"

Tradizionale intervista settimanale ad Alessio Grosso.

In primo piano - 13 Ottobre 2020, ore 10.22

 

REDAZIONE: l'artico sembra dare segnali di fusione sempre più marcati, eppure da fine settembre ad oggi abbiamo già sperimentato due episodi freddi fuori stagione.
GROSSO: il punto è che nell'attuale processo di fusione dell'artico nessuno vuole tenere conto della modifica delle correnti marine, ma solo del profilo termico in troposfera. Cosi diventa pericolosa l'asserzione: l'uomo sta surriscaldando il Pianeta, come se la Terra fosse pronta a prendere fuoco, eliminando completamente il discorso sulle concause. Poi la gente vede 5°C al mattino al risveglio il 13 ottobre e dice: dove diavolo sta questo surriscaldamento? Dunque le forzature non svegliano le coscienze, anzi mettono in ridicolo chi nel mondo scientifico le avalla senza portare l'opinione pubblica a ragionare in modo più equilibrato.

REDAZIONE: però abbiamo ripetuto molte volte che il freddo di ottobre non dice nulla sulla stagione invernale, ormai influenzata in modo fortemente anomalo dalle performances del vortice polare.
GROSSO: vero e lo confermo, ma non è solo un problema di vortice polare che si comporta in modo estremamente attivo durante l'inverno, ma di un altro ostacolo, ormai segnalato da oltre un trentennio: la risalita verso nord della cella di Hadley. Sapete che il tempo è regolato dal comportamento e dal posizionamento di queste tre celle: polare (zona artica), Ferrel (medio-alte latitudini) ed Hadley (alle basse latitudini). Quest'ultima si è spostata verso nord, parimenti con l'avanzamento verso il nord Africa della linea di convergenza intertropicale, meglio nota come ITCZ. Tutto questo tiene lontane da noi le piovose perturbazioni atlantiche, cosi come le sinuosità di tale flusso che, anche in presenza di un rialzo termico globale, assicurerebbe un giusto contributo di precipitazioni (anche nevose) e quegli scambi di calore moderati sufficienti per mantenere la situazione in una sorta di "equilibrio", almeno per come lo intendiamo noi.

REDAZIONE: per semplificare invece si parla di tropicalizzazione.
GROSSO: si, dimenticando che i nubifragi hanno colpito l'Italia anche in tempi non sospetti, cosi come le alluvioni, invece la frase più gettonata è "mai visto niente di simile" perché la nostra memoria storica sul tempo (ma anche su altro purtroppo) è molto labile. Invece si tende ad enfatizzare tutto quello che accade oggi e a bollarlo come un segnale di vendetta della natura, quando è semplicemente una reazione del sistema ad un aumento di 1.5°C della temperatura media nell'area mediterranea. Chiaro che in queste condizioni il mare diventi più caldo, partorisca più trombe marine, magari anche più temporali marittimi "cattivi", ma ricordiamoci che in un mondo più caldo nel passato il Sahara non era un deserto, dunque surriscaldamento non deve necessariamente fare rima con desertificazione. Sono 40 anni che ci dicono che la Sardegna diventerà un deserto, da alcuni anni in estate è anche più verde degli anni 80. 

REDAZIONE: nell'ultima decade ci aspetta una fase più mite?
GROSSO: al centro e al sud sicuramente si, al nord un po' meno, ma bisognerà stare comunque attenti ai cicloni atlantici, potrebbero avere conseguenze importanti al nord e sul Tirreno, portando precipitazioni copiose e potenziali situazioni alluvionali.  

 


Autore : Alessio Grosso

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