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Global Warming: ulteriore rallentamento, quali le possibili cause? (Seconda parte)

Proseguiamo la nostra analisi sulla recente discesa delle temperature planetarie e sulle sue possibili cause dopo anni di salita senza freni.

In primo piano - 23 Settembre 2008, ore 11.28

Nella prima parte dell'intervento abbiamo visto che nel 2008, dopo oltre 10 anni, il riscaldamento globale ha subìto una netta battuta d'arresto. Nel ricercare le possibili cause di questa nuova anomalia abbiamo analizzato la possibile influenza delle temperature superficiali degli oceani trovandovi alcune significative correlazioni. Nei nostri calcoli però non possiamo non tener conto di altri fattori essenziali che non necessariamente appartengono alle temperature superficiali degli oceani ma che incidono sui bilanci globali delle temperature planetarie. Queste variabili sono legate all'attività ciclica undecennale dell'attività solare, all'indice dei venti stratosferici e alle eruzioni vulcaniche, ognuna deputata ad intervenire su un determinato strato atmosferico. Ebbene, per quanto riguarda l'attività vulcanica abbiamo incontrovertibili prove che gli eventi più significativi sono stati in grado di modificare in modo netto l'andamento climatico a livello globale, seppur l'incidenza degli stessi sia stata temporanea e direttamente proporzionale all'eruzione presa in considerazione. Le imponenti emissioni di polveri sparate direttamente in stratosfera dai vulcani El Chicon (Messico, 1982) e Pinatubo (Filippine, 1991) causarono ad esempio un temporaneo abbassamento delle temperature globali fino a 0,3-0,4°C a causa dell'azione schermante sui raggi solari. C'è da considerare d'altro canto che entrambi gli eventi hanno subìto una sorta di "mitigazione", ad opera degli episodi di El Nino targati rispettivamente 1982-83 e 1991-92, in mancanza dei quali le conseguenze sarebbero state probabilmente ancor più rilevanti. E' stato dimostrato però che anche la posizione geografica stessa del vulcano sia tanto importante sull'impatto a livello climatico planetario quanto l'entità dell'evento. A parità di magnitudo, le eruzioni che hanno inciso maggiormente sul clima mondiale sono state infatti quelle provocate da vulcani posti in sede equatoriale e tropicale. Questo perchè i milioni di tonnellate di anidride solforosa e polveri emesse durante le eruzioni in quei casi vengono direttamente catturate dal letto dei caratteristici venti periodoci stratosferici, che solcano proprio le alte quote equatoriali. Questi venti sono poi in grado di sparpagliare velocemente nell'atmosfera le emissioni schermanti influendo dunque sul clima a livello planetario. L'indice che contempla la periodica oscillazione di questi venti stratosferici è noto come Oscillazione Quasi Biennale (QBO) e alterna circa ogni due anni fasi positive (venti occidentali) a fasi negative (orientali). Dove sta l'importanza di questo indice? Prima fra tutte va menzionata l'influenza diretta sulla produzione e circolazione di ozono in sede stratosferica (circolazione di Brewer e Dobson). Ebbene proprio la distribuzione dell'ozono e la velocità di ricambio risultante dalla circolazione anzidetta, di concerto con l'attività solare, determina o meno il raffreddamento della stratosfera. Escluso dunque l'impatto derivante da eruzioni vulcaniche recenti particolarmente significative, l'attività solare, caratterizzata invece da un lungo minimo, sta molto probabilmente alla base del cospicuo raffreddamento in atto in stratosfera, raffreddamento molto evidente e pressochè globale. L'analisi merita senz'altro ulteriori approfondimenti. Vi invitiamo a non perdere i nostri prossimi interventi.

Autore : Luca Angelini

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