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Gli effetti dell'inquinamento sul corpo umano

Quali sono le conseguenze dell'inquinamento sul corpo umano? Alcuni nuovi studi, mettono in luce gli effetti portati dalle polveri sottili sul nostro organismo ed i risultati ottenuti non sono affatto confortanti.

In primo piano - 16 Febbraio 2020, ore 16.28

Secondo un rapporto comunicato da Legambiente, l'emergenza dello smog sulle nostre città è diventato un problema così abitudinario da non fare quasi più notizia. Nel mese di gennaio almeno cinque città italiane hanno sforato per ben 18 volte i limiti giornalieri di pm10, la frazione più sottile in cui è suddiviso il particolato atmosferico che è responsabile di un numero elevato di patologie. Anche l'ozono ha raggiunto e superato diverse volte il limite di soglia e può contribuire ad aggravare patologie come la l'asma. Le città da bollino nero hanno incluso Milano, Padova, Torino, Treviso, Frosinone.

Sotto accusa resta particolato fine che è in grado di recare danni cardiopolmonari, in quanto contribuisce a scatenare diverse patologie respiratorie. Le polveri sottili infatti, possono penetrare all'interno dei nostri polmoni e poi nella circolazione sanguigna, causando infiammazione e contribuendo allo sviluppo di malattie cardiache. Secondo il Ministero della Salute, solo in Italia ogni anno almeno 30 mila decessi sono riconducibili ad elevate concentrazioni di particolato fine.

È stato calcolato che l'inquinamento atmosferico potrebbe accorciare la vita di ciascun italiano di almeno 10 mesi, una stima ottimistica che si basa sullo scrupoloso rispetto dei limiti di legge sulla concentrazione di polveri sottili che non dovrebbero mai essere superiori ai 25 microgrammi per metro cubo. In realtà sappiamo ancora poco su cosa realmente accade al copro umano quando le concentrazioni di polveri sottili, come in questo inverno, superano talvolta di molto le concentrazioni massime stabilite per legge.

L'organizzazione Mondiale della sanità stima che solo nel 2016 l'inquinamento dell'aria abbia causato almeno 4,2 milioni di morti premature nel mondo, il 58% di questi decessi è riconducibile ad ischemia ed ictus, il 18% a malattie polmonari ostruttive croniche, il 6% al cancro dei polmoni.

In base ad uno studio pubblicato recentemente su Lancet Planetary Health, non esiste una soglia sicura di esposizione alle polveri sottili, ed anche un'esposizione considerata bassa, può portare ad un aumento del rischio a breve termine di arresto cardiaco. Presso la Scuola di Medicina dell'Università di Sydney, sono stati analizzati quasi 220 mila casi di questa patologia, ad un incremento di 10 microgrammi di metro cubo di pm2.5 è stato associato un aumento del rischio di arresto cardiaco tra l'1% ed il 4%.

Oltre il 90% di questi episodi è avvenuto con livelli di polveri sottili inferiori a quelli delle linee guida comunicate dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che stabilisce un limite massimo giornaliero non superiore ai 25 microgrammi per metro cubo.


Autore : William Demasi

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