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Ghiacci artici: passaggio a nord-ovest tra strumentalizzazioni e verità

Grande eco suscitato dal recente scioglimento di un diaframma di ghiaccio nel canale a sud dell'isola Vittoria nell'Artico canadese noto come "passaggio a nord-ovest". La realtà vede per contro un'estensione glaciale artica complessiva maggiore dell'estate 2007

In primo piano - 1 Settembre 2008, ore 10.01

E'stata la classica notizia bomba, quella che ha tutte le intenzioni di far risuonare l'eco prolungato del batti e ribatti da un capo all'altro del mondo e perfino sui più conviviali banconi dei nostri bar durante la prima colazione di settembre al rientro dalle ferie. Si parla di un gruppo di orsi annegati a causa dello scioglimento dei ghiacci artici, loro habitat naturale. Fatto sta che l'evento, triste sotto un punto di vista naturalistico, ha fornito il trampolino di lancio per la notizia shock la quale ha subito dipinto l'Artico come una coppetta di gelato lasciata al suo destino su di un tavolino a bordo spiaggia. Punto cruciale sarebbe il famoso "passaggio a nord-ovest", ossia la rotta ideale che sognavano i grandi esploratori per risparmiare sul trasporto delle merci via mare da un continente all'altro. Ebbene questi abili navigatori non furono in grado di trovare il varco finchè un tale Roald Amundsen ne individuò il possibile passaggio nel 1906. Sfortuna voleva che, all'epoca delle grandi esplorazioni, il clima fosse sintonizzato sulla Piccola Età Glaciale, la quale vide il suo apice intorno al 1850. Da allora, prima che le città si intasassero di auto, prima della benzina rossa o verde e dell'invenzione di quelle infernali bombolette spray ammazza ozono, i ghiacci sul nostro Pianeta hanno subito una progressiva ritirata. Ora, chi si prende la briga di capire quale fosse il livello "normale" di questi ghiacci? La norma era il livello registrato nella Piccola Età Glaciale o quello dell'attuale periodo interglaciale? Fatto sta che nell'infarcire la notizia da loro stessi divulgata, i ricercatori dell'Università di Brema hanno rincarato la dose portando indietro di 125 mila anni l'orologio climatico. Dopo tale data, a lor dire, il "passaggio a nord-ovest" fu sempre intasato dagli iceberg fino al 31 agosto del 2008. Catastrofe a catena? Non sembrerebbe. Dai dati satellitari ufficiali, gli stessi teoricamente utlilizzati dagli enti scientifici o meno che hanno dato in pasto alla gente questo boccone amaro, qualcosa non quadra. Ora, controllati lo spessore e l'estensione delle masse glaciali nei punti chiave del mitico "passaggio", pare che si tratti di un fenomeno parziale avvenuto nè più nè meno anche in altri periodi recenti, compresa la fine dell'estate 2007. Analizzando i dati numerici infatti si nota che, nonostante l'effettiva discesa dell'estensione glaciale complessiva dei ghiacci artici avvenuta in particolare nell'ultima settimana di agosto, la tenuta totale risulta sempre maggiore rispetto all'estate precedente, anno in cui ci fu un vero e proprio collasso delle banchise. I numeri ci informano infatti che al momento l'estensione glaciale risulta circa 120 mila kmq superiore a quella registrata il 1° settembre del 2007. Segnale confortante? No di certo, anche tenendo conto di una anomalia ventennale che ammonta pur sempre a 2 milioni di kmq. Sicuramente però far credere alla gente che l'Artico sia ormai in brodo di giuggiole è ben altra cosa.

Autore : Luca Angelini

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