La risposta più scontata ma che sa anche di stantìo è quella che sentenzia: "Non ci sono più le mezze stagioni!". In realtà la situazione è molto più complessa ma paradossalmente anche più comprensibile e va ricercata negli accesi contrasti che si istaurano in questa stagione sui nostri mari.
I nubifragi avvenuti di recente su Sardegna, Puglia e Calabria sono eventi di portata eccezionale? La risposta è no. Si tratta di fenomeni molto violenti e fortunatamente anche piuttosto infrequenti ma comunque appartenenti al clima autunnale della nostra Penisola.
Tali eventi, in ogni caso, sono il risultato finale di una serie di fattori circolatori concomitanti che hanno lavorato d'equipe intrecciandosi tra loro. Nella fattispecie di quanto avvenuto sulle nostre estreme regioni meridionali (ma il discorso potrebbe essere benissimo esteso anche ad altre regioni d'Italia) ha visto come protagonista una perturbazione afro-mediterranea.
In seno a questo fronte, che aveva il compito di separare l'aria calda subtropicale da quella più fresca filtrata dall'Atlantico, si sono sviluppati enormi complessi temporalschi. La miccia per l'esplosione di queste autentiche bombe della natura va ricercata nell'origine instabile dell'aria in arrivo dal deserto libico.
Quest'aria instabile ha potuto attingere notevoli quantità di vapore e di ulteriore calore sensibile durante il transito sul Mediterraneo, mentre la circolazione depressionaria a livello generale ne ha favorito il sollevamento esplosivo corroborata anche dal transito del ramo ascendente della corrente a getto che ha funzionato come enorme nastro trasportatore.
A questo occorre aggiungere un altro particolare di rilevanza determinante: aria molto secca proveniente dalle alte quote troposferiche e in parte anche da quelle più basse della stratosfera si è introdotta dietro all'onda frontale causando anche un notevole salto igrometrico. Il fenomeno, noto tecnicamente come anomalia della vorticità potenziale, indica in sostanza un abbassamento della tropopausa.
Recenti studi hanno permesso di appurare che nei fenomeni temporaleschi più violenti, o comunque nei casi di precipitazioni di tipo anche alluvionale, è sempre presente in alta quota questa importante anomalia a tergo della circolazione ciclonica principale, anomalia che permette ai meteorologi di prevedere dove un normale temporale potrebbe trasformarsi in un pericoloso mostro alluvionale.