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Covid-19: la PAURA di finire INTUBATI prevale su tutto

Barricati in casa contro il nemico invisibile.

In primo piano - 25 Marzo 2020, ore 09.58

Nel silenzio della propria quiete domestica, senti in lontananza sulla strada il sibilo della sirena di un'ambulanza e speri che si allontani in fretta, cosi è per fortuna, ritorna solo il cinguettio degli uccellini.

Il lavoro ti aiuta a non pensare, le faccende di casa ti aiutano a non pensare, i figli ti aiutano a non pensare, ma poi un passo dentro l'incubo che stiamo vivendo lo devi fare per forza: devi mettere il naso fuori di casa per ritirare la posta e gettare l'immondizia e occasionalmente per fare la spesa.

Fuori sembra tutto come prima se non fosse che la gente è letteralmente sparita, o quasi, che anche la persona che incroci con la mascherina ti saluta a stento e scappa via con la scusa del cane al guinzaglio.

La normalità si respira ancora al supermercato, dove c'è persino la musica in sottofondo, persone che si aggirano tra i reparti come in un giorno qualsiasi, la cassiera gentile alla cassa che ti chiede se desideri dei sacchetti, ma se per entrare hai dovuto fare un'ora di fila e ti hanno misurato la temperatura, capisci che quella normalità è fittizia.

Rientri in macchina e cominci a disinfettarti con gel e amuchine varie, spalmi il volante, il cambio, i sedili, poi prima di entrare in casa ti togli tutto e cominci a disinfettare alimento per alimento con le salviettine umidificate igienizzanti.

Alla fine sei abbastanza provato ma se pensi a quei poveretti che sono finiti intubati realizzi che sei ancora fortunato: sei circondato dai tuoi affetti, i tuoi quadri, la tua tappezzeria, parli, respiri tranquillamente e non hai la febbre.

Nei primi giorni dell'epidemia molti uscivano sui terrazzi e c'era qualche momento di socialità. Ora che è tornato il freddo sono rientrati tutti, niente più flash mob e si aspettano le 18 per ascoltare il "bollettino di guerra" e quando senti il numero dei deceduti un brivido ti corre lungo la schiena: pensi che tra quelli prima o poi potrebbe esserci anche un tuo conoscente, un amico, un parente o addirittura...te stesso, ridotto ad un numero, come se non fossi mai nemmeno esistito.

La paura di essere intubati è dunque forte, ma ancora di più quella di rimanerci da soli, senza il conforto di un famigliare, impotenti, senza poter più parlare, perché più della morte ci fa paura la sofferenza, non solo la nostra, ma quelli dei nostri cari che soffrirebbero per noi.

Sono cose che abbiamo certamente già provato in occasioni di lutti o tragedie personali, ma mai cosi condivisa, cosi planetaria, neanche la guerra si era estesa cosi, anche se la chiamavano mondiale.

Queste scene da film, questo vivere dentro un film ci lascia confusi, storditi, increduli e per esorcizzare la paura si prova a ridere con un po' con i figli, a ripensare a certi momenti felici sulla spiaggia, in viaggio, in famiglia, nella speranza di uscire da quest'incubo al più presto, anche se presto è una parola da usare con molta prudenza.
 


Autore : Alessio Grosso

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